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virus

(126 risultati)

Scienza e politica / La voce dei numeri e il silenzio degli uomini

La pandemia del 2020 ha avuto una conseguenza positiva: ha provocato una sorta di risveglio civile e individuale durante il quale problemi di natura etico-morale-politica, che si credevano ormai prerogativa della ricerca accademica, sono tornati protagonisti della discussione pubblica e privata. Giornalisti, scrittori, filosofi, scienziati e frequentatori di social e agorà virtuali hanno scoperto che è inevitabile dibattere sul senso della vita e sui valori in base ai quali si prendono le decisioni sia a livello personale che collettivo. Le grandi domande esistenziali: che cosa ha valore? Qual è lo scopo della politica? Chi decide e perché? Sono nuovamente attuali e non hanno più una risposta obbligata. Queste domande sono diventate urgenti perché, in conseguenza della pandemia, la società si è trovata a dover scegliere tra valori incommensurabili: salute o libertà, sicurezza o socialità, uguaglianza o economia. E queste alternative sono scelte esistenziali che non possono essere ridotte a calcoli amministrativi. Prima della pandemia, una costellazione di valori condivisi, storicamente assestata e implicitamente accettata dalla comunità dei cittadini, ha consentito di evitare...

5 / Parasitus in fabula

C’era una volta un topo di città. Dopo essere stato ospitato a un frugale pranzo dal topo di campagna, ricambia l’invito per fargli assaggiare i cibi succulenti della sua ricca dispensa; mentre i due stanno mangiando, si sente un terribile latrato di cani e lo spavento induce il topo campagnolo a tornarsene alla sua misera ma sicura vita. La favola, scritta da Esopo nel VI secolo a.C., sarà ripresa nella sesta Satira di Orazio per comporre l’elogio della semplicità della vita campestre. Anche nella versione che ne proporrà Trilussa, all’onestà della vita rustica si contrappone l’universo ipocrita ed ingiusto della città: “er sorcio de campagna” è allarmato dalla presenza delle tagliole nel lussuoso locale in cui è stato invitato dal “sorcio de città”; ma quest’ultimo lo rassicura, in campagna per i topi che rubano c’è pronta la “tajola”, ma in città nelle trappole ci finiscono soltanto “li sorcetti poveri”, quelli ricchi possono stare tranquilli. Nella versione che ne proporrà La Fontaine, la serenità del pasto raffinato, consumato su di un tappeto di Turchia nel palazzo del Topo di città, è turbata da rumori alla porta. I due topi spaventati decidono di recarsi in campagna dove...

Il caso Agamben / Biopolitica del virus

Le prese di posizione sulla pandemia di Giorgio Agamben, ora raccolte nel volume A che punto siamo edito da Quodlibet, hanno suscitato stupore e irritazione. Gli si rimprovera, e non velatamente, l’adesione alla tesi della “dittatura sanitaria”. La semplificazione giornalistica delle tesi agambeniane è brutale e ingenerosa, tuttavia è un fatto che la piazza negazionista non ha avuto difficoltà a fare proprie le parole d’ordine di una una delle più raffinate, potenti e precise teorie filosofiche che la contemporaneità abbia prodotto. La questione sollevata da questo uso politico della filosofia è, a mio giudizio, enorme e va ben oltre i semplici confini della buona o cattiva ermeneutica. La questione, direi, è innanzitutto politica. Ciò che si registra, se guardiamo alle piazze della protesta, è infatti la singolare convergenza che si è venuta a creare tra la critica dell’ideologia neoliberale – dunque qualcosa di molto leftish nella sua genealogia intellettuale – e la mobilitazione di masse spaventate che delirano complotti orditi da élites sataniche e che sognano palingenesi fasciste. Non c’era certo bisogno del Covid perché si avviasse questo processo di cui l’Italia è stata...

Spalti vuoti / La scomparsa degli spettatori

Da qualche mese, le partite di calcio in Europa si svolgono all’interno di stadi che si presentano con le gradinate completamente vuote. Infatti, a causa della pandemia di Covid-19, gli spettatori non vengono più ammessi negli stadi. Non è la prima volta che questo fenomeno si presenta, ma in passato di solito si verificava occasionalmente e soltanto per ragioni di tipo disciplinare. Ora invece da mesi le partite di calcio sono prive di spettatori e vengono viste solamente dagli occhi delle telecamere. Le società calcistiche hanno inventato diversi stratagemmi per coprire almeno in parte lo spettacolo desolante delle lunghe file di sedie vuote, ma questi non sono in grado di mascherare completamente l’assenza di uno degli attori sinora fondamentali di una partita di calcio: il pubblico. Le partite però continuano a svolgersi regolarmente e ciò evidenzia con chiarezza che in fondo il sistema del calcio può anche fare a meno del suo pubblico. D’altronde, da tempo le entrate economiche che lo sostengono derivano, più che dai biglietti d’ingresso degli spettatori, dai diritti di trasmissione pagati dalle televisioni.    L’attuale assenza di spettatori nelle partite di calcio...

Modi del sentire / La pazienza, virtù non eroica

Un sentimento che la condizione tragica della pandemia evoca, e incessantemente invoca, è certamente la compassione, cioè la prossimità al dolore dell’altro, il dialogo assiduo con quel dolore. Un altro sentimento su cui il tempo della pandemia invita a riflettere è la pazienza, sentimento-virtù che nell’etimo, e per un lungo tratto della sua storia, ha a che fare anch’esso con il patire, con il prendere su di sé le forme del patire.  Dicendo della pazienza, o della compassione o di altri sentimenti, è sempre necessaria una premessa: ogni descrizione delle forme che un sentimento assume si muove su linee generali, essendo i modi del sentire talmente radicati nella singolarità dell’individuo da rendere approssimativa e appunto soggettiva ogni loro rappresentazione.    Con il diffondersi planetario del virus, e con il modificarsi dei modi di vita, di incontro, di relazione, un nuovo tempo si è dischiuso: un tempo sospeso, un tempo amaramente sospeso tra un prima che appare più che mai chiuso nella sua lontananza, e un dopo che accentua e approfondisce quel che già gli è proprio, cioè l’indeterminatezza, l’imprevedibilità, l’incertezza. Da una parte il passato si fa...

Scienza e società / Vaccini: dati scientifici e decisioni politiche

I vaccini per il Covid-19 sembrano ormai vicini alla distribuzione. Nelle ultime settimane, diverse aziende farmaceutiche si sono avvicendate nel comunicare i risultati dei test e il grado di efficacia dei prodotti che stanno per essere messi sul mercato. Tuttavia sono tornate le polemiche, puntuali come non mai quando si affronta questo tema. E sono state scatenate anche dalle parole di Andrea Crisanti, che ha richiamato l’attenzione sulla necessità di dare priorità ai dati scientifici, senza affidarsi precipitosamente agli annunci lanciati alla stampa e non supportati da valide documentazioni. Le parole dell’ormai noto docente dell’università di Padova sono state interpretate come un invito a non fidarsi dei vaccini, se non addirittura come un’apertura alle posizioni antivacciniste che negli ultimi anni hanno goduto di un’enorme risonanza mediatica e di un’inedita visibilità. Crisanti si è quindi trovato costretto a chiarire il senso delle sue affermazioni inviando una lettera aperta al “Corriere della Sera”, sforzandosi di rimettere in primo piano il ruolo della trasparenza, del rispetto e della fiducia negli sviluppi del sapere, ricordando fra le altre cose che la scienza...

Di animalità sono piene le nostre bocche / Divenire invertebrato

Non tutto ciò che accade chiede di essere interpretato, compreso. Talvolta, soprattutto quando l'evento si manifesta in un tempo cairologico, indeterminato e qualitativo, un tempo "nel mezzo" in cui accade qualcosa di speciale, ci domanda piuttosto di spostarci, di cambiare posizione, di modificare l'assetto. Naturalmente da questa delocalizzazione scaturiranno nuove interpretazioni, nuovi significati, ma prima di tutto si tratta di traslocare, di rivoluzionare il setting della nostra vita. È noto, traslocare è un'operazione altamente riconfigurante, in nulla simile a una contingente variazione di dettagli decorativi. Traslocare significa affacciarsi su paesaggi diversi, vedere mondi inconsueti, persino modificare la propriocezione del corpo nello spazio o guardare con occhi diversi la persona che vive con noi.   Da otto mesi, circa, percepiamo la durata di un evento, come quello della pandemia in corso, che ci intima di cambiare assetto. Non rispondere a questo insistente invito, significa sbattere come falene al muro di una doppia interpretazione. C'è da un lato chi sostiene che nulla sia nuovo, che di virus ed epidemie la storia dell'umanità è piena, che il virus è parte...

“Cerco un centro di gravità permanente” / Il virus, la negazione, Eros che resiste

“Cerco un centro di gravità permanente”, cantava Franco Battiato parecchi anni fa, con impagabile ironia, centrando una grande ambizione degli esseri umani: essere provvisti di un baricentro in grado di prevenire o azzerare le turbolenze che si incontrano nel cammino, le sfide ai vacillamenti e all’idea di essere, in fondo, padroni di se stessi.  In questi tempi di assedio da parte di un nemico invisibile dagli effetti visibilissimi (45 milioni di infetti nel mondo, più di un milione di morti) questa ambizione è messa a dura prova, generando reazioni paradossali come quelle dei così detti negazionisti, per i quali il virus non esiste o non è poi così pericoloso.   Oppure di quelli come Trump che cercano il colpevole (la Cina, in questo caso) della fuoriuscita accidentale e sottaciuta del virus SARS-Co V-2  dai laboratori. O di quelli che azzardano l’idea che il virus, artificialmente costruito, sia stato messo in giro appositamente per fare “pulizia” non si sa bene di che o di chi, verosimilmente di quelli considerati le zavorre della società, i diseredati e i non produttivi. Idea che la dice lunga su quelli che l’hanno coniata. I meccanismi della proiezione e della...

Immunità / Pandemia e modello asiatico: cosa è successo?

Sono sempre a rigirarmi tra le mani la domanda: perché quel pezzo di Asia ha reagito meglio alla pandemia? È l’eredità del confucianesimo che rende quei popoli più capaci di far fronte collettivamente alle disgrazie? È una loro superiorità tecnologica, e quindi i migliori sistemi di tracciamento? O una disponibilità all’obbedienza come noi manco ci sogniamo? O, nel caso della Cina, la dittatura tout court? Nella newsletter asiatica di Internazionale del 31 ottobre Junko Terao intervista Ilaria Maria Sala, giornalista italiana a Hong Kong da vent’anni con una lunga esperienza di Cina e Giappone. “Non credo serva scomodare Confucio,” dice Sala, “il vero elemento che accomuna questi paesi è l’esperienza delle precedenti pandemie. La Sars nel 2013 e la Mers nel 2015…”. Da qui consapevolezza, tracciamento, quarentene, mascherine e molto altro. Ma aggiunge una chicca: “Qui non solo le misure di prevenzione non si contestano (…), ma sono richieste dai cittadini, che non si fidano delle autorità politiche, temono che non facciano abbastanza.” Pensando a quanto negazionismo e riduzionismo abbiamo avuto in occidente, siamo agli antipodi: l’esperienza della Sars ha questo lascito. E quindi,...

Spot e pandemia / Tedeschi: siate pigri!

Circola in rete, con commenti d’ogni tipo nei social, una campagna tedesca di comunicazione tanto ben fatta quanto ambigua. Non foss’altro perché ironica, dunque interpretabile in più modi. Obiettivo della campagna è quello di esortare la popolazione a prestare ulteriore attenzione nei confronti dello stramaledetto virus, restando a casa il più possibile per evitare il diffondersi dei contagi. Facile a dirsi, ce lo ripetono in tanti da mesi! Molto meno evidente come renderlo efficace in termini pubblicitari. L’idea creativa non è male: ripensare a questo nostro 2020 funestato dal Covid-19 a partire da un imprecisato, ma lontanissimo, futuro; e affidarne il racconto a un testimone che ha vissuto quell’epoca (cioè quest’epoca) in modo consapevole, coscienzioso, addirittura eroico. Tre gli spot, tre i testimoni, diversi fra loro ma tutti molto avanti negli anni mentre, intervistati in una specie di documentario storico, inanellano i loro ricordi. Al di là della finzione documentaria, l’idea è interessante perché prova a farci auto-osservare criticamente dal di fuori: un’esteriorità temporale che, rassicurandoci sull’esistenza stessa dell’avvenire (e non è poco), ci restituisce meglio...

Pandemia e comunicazione / Il virus siamo noi

Giuseppe Mazza ha lavorato come copywriter nelle agenzie pubblicitarie Saatchi & Saatchi e Lowe Pirella e in seguito ha fondato a Milano l’agenzia Tita, dove attualmente opera come direttore creativo, ma è un comunicatore che ama agire in ambiti differenti e fare ricorso a molteplici linguaggi. Ha collaborato con numerosi giornali, ha creato riviste e libri, ha insegnato in diverse realtà educative e conduce da tempo, insieme al giornalista Claudio Jampaglia, un programma su Radio Popolare. Da questo programma adesso è nato un libro che spicca tra i tanti relativi al coronavirus perché tenta di affrontare la difficoltosa impresa di mettere insieme gli eventi relativi alla pandemia di Covid-19 con il mondo della comunicazione. Tale impresa è difficoltosa perché il primo è sicuramente uno dei più drammatici eventi sociali che l’Occidente ha dovuto affrontare nel corso della sua storia, mentre il secondo è spesso accusato di superficialità e leggerezza. Siamo dunque di fronte a due fenomeni che sembrano collocarsi agli antipodi. Mazza però è da tempo convinto che questi fenomeni possano facilmente convivere. Pensa cioè che la comunicazione non sia un gioco piacevole, né un...

In guerra ci vuole coraggio / La guerra al Covid e la guerra ai giovani

Quando il governatore Vincenzo De Luca ha decretato la chiusura di tutte le scuole della Regione Campania, a fine ottobre, nessuno è stato colto di sorpresa. Il messaggio della sua campagna elettorale, ripetuto ossessivamente per tutta l’estate, era molto semplice: siamo in pericolo per colpa di una minoranza di irresponsabili, per lo più giovani, che insistono a socializzare senza curarsi delle regole anti-Covid. È l’esempio più eclatante, ma non il solo, della propaganda anti-giovanile che ci ha accompagnato negli ultimi mesi. Le mosse dei politici, quando i contagi sono di nuovo aumentati, sono state coerenti con la propaganda: poiché i giovani sono un pericolo, per proteggerci dobbiamo limitarne i movimenti. Così pochi giorni fa Attilio Fontana ha imposto la chiusura di tutte le scuole superiori lombarde. Seguito da Michele Emiliano in Puglia, e quindi dal governo nazionale che ha imposto il 75% di didattica a distanza a tutte le scuole superiori d’Italia. Mentre scrivo, si sta valutando il 100% di Dad dalla terza media in su. Quello che colpisce non è la misura in sé: moltissimi paesi hanno chiuso temporaneamente le scuole per limitare la diffusione del Covid. Colpisce...

Christian Salmon / Trump, Johnson, Bolsonaro: la tirannia dei buffoni

Martedì 3 novembre 2020, gli Stati Uniti d'America torneranno a scegliere il loro presidente. Non è solo una sfida tra democratici e repubblicani, tra l'irruenza del miliardario da talent show e la grigia competenza del politico di professione, tra il populismo movimentista e l'apparato di partito. La riconferma di Trump sancirebbe il trionfo della “Tirannia dei Buffoni”, come la definisce il politologo francese Christian Salmon nel suo recente La Tyrannie des Bouffons, Les Liens Qui Libèrent, 2020. Nella galleria di Salmon, accanto a Trump e Boris Johnson, rientrano il brasiliano Bolsonaro, il filippino Duterte, l'ungherese Orban e l'indiano Modi, nonché l'italiano Matteo Salvini (e di striscio Beppe Grillo, il prototipo del “comicopolitico”). Ultimo arrivato, la star delle serie tv ucraine Zelensky. Per gli studenti ai quali era stato mostrato un video con le sue affermazioni più controverse, Bolsonaro appare “cool, perché è un mito, perché fa ridere, perché dice quello che pensa” (Salmon, p. 63).    Come mai queste figure grottesche (vedi Bachtin) hanno occupato la scena politica e dominano il carnevale mediatico globale? A questi improbabili leader mancano le doti...

Dittatura e contagio / Pandemia: mistero asiatico

Mi chiedono: perché l’Asia orientale (e in buona parte quella del sudest) ha reagito meglio del resto del mondo alla pandemia? Non ne ho la più pallida idea, rispondo esagerando un po’. Ma è vero che da mesi divento matto a cercare risposte che non ci sono, o sono molto generiche, al limite del luogo comune. Mi sembra che la questione sia così misteriosa che nemmeno ci si prova, a sbrogliarla. La Corea del Sud è assurta a sinonimo di buona organizzazione: ricordo Come si batte il virus, una bella intervista di Giulia Pompili sul "Foglio" del 12 agosto 2020 al dirigente della sanità nazionale Song Young-Rae, che metteva in fila tutte le cosette che, in fondo, noi già sappiamo: tracciare, quindi molti test, seguire i cluster uno per uno (ricordo addirittura, lo scorso marzo, una sorta di albero genealogico a partire da vari pazienti zero, o uno). Meglio della Corea del Sud fece Taiwan: consulto il mio amato worldometers.info e mi segnala i soli sette morti su 24 milioni di abitanti, media che la porta al 189° posto nel mondo.   Di Taiwan non si è parlato molto, non è membro dell’Onu, la Cina chiede di obliterarne l’identità, l’Oms di conseguenza obliterò i suoi...

Virus / Seconda ondata: l’angoscia

La seconda ondata è quella dell’angoscia. Lo è proprio perché non ci coglie impreparati. Era, infatti, attesa. Per essa ci si era attrezzati, come i francesi avevano fatto dopo la prima guerra mondiale, erigendo ai loro confini una sofisticata linea difensiva (la cosiddetta linea Maginot). Quella linea, come è noto, fu poi aggirata con irrisoria facilità dall’esercito tedesco all’inizio del secondo conflitto. Il suo crollo è diventato paradigmatico, assumendo un senso supplementare, un senso, direi, “metafisico”, che è quello che più concerne la situazione emotiva che stiamo vivendo. Il fallimento della ciclopica impresa difensiva è divenuto segno della discrasia che sempre sussiste tra l’attesa angosciata di un evento e il suo insorgere reale. Per quanto metodica, sofisticata e lungimirante possa essere l’attesa, tra di essa e l’evento pare esservi la stessa incommensurabilità che sussiste tra la diagonale e il lato del quadrato. Nessun numero intero o frazione di numero intero è in grado di portare quel rapporto ad espressione. L’angoscia è allora la Stimmung, la “tonalità affettiva”, generata dalla scoperta che c’è qualcosa di massimamente reale che però eccede l’ambito del...

Sacrificare la libertà della persona per paura / Una morte un po’ peggiore

Il virus ha colpito non solo le nostre cellule, ma soprattutto la nostra esistenza sociale e, come nel caso dei corpi, il suo effetto è stato tanto più grave quanto più l’organismo che ha incontrato era debole. Evidentemente la libertà, come valore civile e individuale, non godeva di buona salute nel momento in cui la pandemia ha messo in discussione le regole del vivere civile. Per molti non c’è stata partita: di fronte al rischio sanitario, gli altri valori personali, vengono dopo e devono essere accantonati. Eppure tanti, anche al giorno d’oggi, in tante parti del mondo, rischiano la vita biologica per la libertà. Qui da noi? Impensabile. Quello che conta è la salute. Colpisce come le politiche di contenimento dei vari paesi siano quasi esclusivamente giudicate sulla base del compromesso tra economia e salute e mai (o quasi mai) perché avvelenano le radici di quella pianta, oggi malandata, che è la società liberal-democratica che dovrebbe essere l’incarnazione dei valori al cuore della persona umana. La combinazione di benessere fisico ed economico è diventata il denominatore unico del vivere umano, le uniche cose per cui valga la pena di vivere; qualcosa che si riassume nella...

Dall'autore di Spillover / David Quammen, L’albero intricato

A partire dal luglio 1837, Charles Darwin tenne un piccolo taccuino, che etichettò con la lettera B, dedicato «all’idea più bizzarra che gli fosse mai venuta». Era un bel taccuino, adatto a un giovane di buona famiglia quale era Darwin: 280 pagine color crema, rilegato in pelle marrone. Non era un quadernetto usa e getta, quindi, di quelli dove appuntarsi velocemente un’idea e liberarsene dopo averla trascritta, usata o dimenticata. Il taccuino B era piccolo abbastanza da essere riposto in tasca e con un fermaglio metallico per tenerlo chiuso: era quindi anche un quaderno privato, se non addirittura segreto. Era il deposito dei pensieri e delle riflessioni che si agitavano in Darwin dopo essere tornato a casa dal viaggio sul HMS Beagle, un’esplorazione per mare e per terra durata quasi cinque anni: di fatto l’unico vero grande viaggio in una vita per altro agiata e sedentaria, ma sufficiente per innescare una catena di riflessioni così destabilizzanti da essere conservate, nella loro forma larvale, al sicuro in un taccuino segreto indicato dalla lettera B. A pagina 26 del taccuino, Darwin traccia uno schizzo a penna, un grafo irregolare in cui alcuni rami sono più lunghi di altri...

L'uomo e gli altri / Virus e specie

Sfido chiunque, durante il lockdown, a non essersi sentito colpito, commosso, persino estasiato, dalle immagini di animali non umani che se ne andavano a spasso per la città (mamma anatra e la sfilata degli anatroccoli al seguito), o si avventuravano dove abitualmente si trovano solo gli animali umani, i loro prodotti e le loro scorie (i delfini nei vari porti di Ostia, Olbia, ecc., persino la lunghissima cavalcata di un daino sul bagnasciuga di non so quale spiaggia). Si è parlato di riappropriazione del loro ambiente naturale da parte degli animali: che bello, finalmente in questa pandemia c’è qualcosa di buono, come siamo violenti e invasivi noi umani, ce ne dovremo ricordare. Tutti già con un occhio alla conclusione del lockdown (legittimamente, per carità) e alla ripresa della vita “normale”. Sulla “riappropriazione” Massimo Filippi, autore di Il virus e la specie. Diffrazioni della vita informe (Mimesis Editore, 2020, pp. 138), uscito da qualche settimana, certo non sarebbe d’accordo. Questo ultimo testo di Filippi non è né un libello estemporaneo, né uno scoop sulla pandemia, è il capitolo di un discorso antispecista, complesso e radicale, iniziato da tempo. Parlare (e...

Il turismo necessario / B&B, alberghi e ombrelloni

In periodo come questo che stiamo vivendo c’è una riduzione all’essenziale che corrisponde a una specie di digiuno ascetico. Sembra che le cose importanti siano poche, le essenziali ancor meno. È una sensazione che sembra emanare realismo. Molti se ne fanno assertori, invocano ritorni alla campagna, promettono enormi cambiamenti, minacciano coloro che non hanno gli stessi sentimenti. È un momento delicato, perché di questa fase possono approfittare coloro che sono convinti che una “certa riduzione” nei bisogni altrui sia più che conveniente. È un momento delicato perché scompare l’ironia, soprattutto l’autoironia. Certo la pandemia ci invita a riformare parecchie cose, a pretendere un mondo meno inquinato e meno soffocato dalle automobili, meno afflitto dalle ragioni del mercato e invece motivato dalle relazioni affettive e amicali. Bisogna però stare attenti alla voglia di “sfrondare” che tutto ciò porta con sé. Ecco, alcune cose sembravano davvero inessenziali. Che senso ha il turismo in un mondo affetto da una pandemia? Anzi, non è proprio il turismo un effetto/causa della globalizzazione? Non c’è nel bubbone che ci minaccia proprio quell’avere consentito che tutto il mondo si...

Diario 1 / Undici tonnellate sopra la testa

Quand’eravamo bambini, qualcuno aveva scoperto che c’era un modo per neutralizzare gli acari rossi, quei minuscoli e insignificanti ragnetti che prosperano sui marmi, sulle balaustre, sulle ringhiere, sui muri. Era un gioco sadico. Si tracciava un cerchio con un pennarello, facendo in modo di racchiudere ogni acaro rosso in un cerchio, così gli acari rossi non erano in grado di fuoriuscire dal cerchio e restavano immobilizzati. Ci eravamo accorti che in seguito accadeva qualcosa di strano: gli acari rossi tentavano di oltrepassare il cerchio, venendo però respinti dalla linea tratteggiata col pennarello, per poi desistere, e dopo un po’, letteralmente, si volatilizzavano. Non morivano, ma scomparivano dall’interno del cerchio, senza che nessuno riuscisse a cogliere il momento della loro trasfigurazione. Avvinti dall’arcano fenomeno, finimmo per imbrattare il cortile con una sterminata miriade di piccoli cerchi, e gli adulti impazzivano perché non riuscivano a comprendere il significato di quei misteriosi segni.   Venerdì, alle due e un quarto del pomeriggio, avevo un appuntamento con una troupe del tg1 a largo della Fontanella Borghese. Ho raggiunto il centro col solito...

Riforme, economia, diritti / La società giusta di Thomas Piketty

Nel corso della storia le guerre e le epidemie hanno periodicamente sconvolto le strutture economiche e sociali create dall’uomo. Secondo la maggior parte degli studiosi questi shock hanno avuto un effetto sia distruttore che equilibratore, spazzando via enormi ricchezze e quindi riducendo le disuguaglianze accumulatesi nel tempo. Oggi non sappiamo ancora quali saranno gli effetti del Coronavirus. C’è chi sostiene che i ricchi sono meglio attrezzati ad affrontare gli sconvolgimenti innescati dal contagio, e che quindi le disuguaglianze aumenteranno ulteriormente nel prossimo futuro. Altri invece intravedono la possibilità che una società più giusta ed equilibrata possa emergere dalla crisi.   Thomas Piketty è uno di questi. Circa sette anni fa usciva nelle librerie di mezzo mondo la traduzione di un voluminoso libro intitolato Il capitale nel ventunesimo secolo. Sarebbe diventato uno dei fenomeni editoriali del decennio, con centinaia di migliaia di copie vendute, elogiato da celebrità e premi Nobel. Nonostante le dimensioni (circa mille pagine), Il capitale nel ventunesimo secolo è un esempio interessante di scienza sociale accessibile al lettore medio. Utilizzando decine di...

Pandemia / Overtourism, ripensare le città

Le città italiane, gran parte delle città europee e molte metropoli globali, difficilmente reggeranno l’urto della violenta e improvvisa riduzione della domanda mondiale di turismo. Per quanto le politiche locali possano favorire o costringere il turismo interno, i flussi del turismo internazionale costituiscono il carburante atto ad alimentare il processo di valorizzazione dei capitali finanziari, trovando nella metropoli il luogo in cui scaricarsi e riprodursi. Rappresentano, questi flussi e l’economia che li istituisce, il cash flow in grado di materializzare capitali altrimenti virtuali. Non meno reali, forse, ma sicuramente più aleatori. Catene commerciali del food&beverage, hotellerie, edilizia e piattaforme digitali convergono in un unico movimento speculativo che, attraverso lo sfruttamento di una gigantesca manodopera urbana dalla parossistica produttività salariale, consente ai capitali virtuali di tradursi in profitti reali, re-investiti nella virtualità finanziaria e di nuovo catapultati nella ricettività turistica. Un circolo perverso.  La speculazione turistica probabilmente riprenderà – sarà costretta a riprendere – il suo “normale” corso fondato su di un...

Effetti economici / I conti del Covid

In un momento quanto mai delicato per l’Italia in cui non passa giorno dove non si parli delle gravissime conseguenze economiche della pandemia, stimate venerdì scorso dal governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, in un crollo del Prodotto interno lordo quest’anno del 9% nella migliore delle ipotesi, che potrebbe arrivare al 13% nella peggiore (che non comprende tuttavia eventualità da lui definite “estreme”), in un momento in cui una parte della popolazione è sempre più disperata per la perdita di guadagni essenziali alla vita di tutti i giorni che non sarebbero stati sufficientemente tamponati dagli aiuti statali e un’altra parte fa forti pressioni per poter riprendere le proprie attività economiche, c'è chi si chiede se la “cura”, il distanziamento sociale e il lockdown, non sia peggio della malattia. E chi invece comincia a temere che – di fronte a una seconda ondata del virus – alcuni governi potrebbero decidere di non fermare più le attività a rischio, anche quelle non essenziali, costringendo le persone ad andare al lavoro e i ragazzi a scuola, nonostante il rischio di morte, sacrificando la vita di alcune persone per un supposto vantaggio economico che...

Fotografia / Visus versus virus

Non esiste una singola immagine che possa dare volto alla pandemia. Ci vorrebbe forse un vuoto, un buco, un taglio. Qualcosa che laceri e poi lasci la sua traccia come una ferita.  Eppure il “panorama scheletrico del mondo”, la sua attuale topografia, ha una forma precisa.  Ho chiesto ad alcune fotografi e fotografe cosa stavano pensando, guardando, facendo in questo momento. Ho proposto loro di realizzare un trittico di fotografie, nell’intento di dare vita a una micronarrazione, una propria storia al tempo del virus. I loro nomi non accompagnano le immagini, ma sono posti in calce all’intera sequenza, per rafforzare l’idea di un insieme di sguardi che dialogano e generano a loro volta nuovi percorsi. Questo vale soprattutto per chi guarda: creare all’interno delle immagini diversi sentieri costruiti accostando fotografie, trovando simmetrie o contrasti suscitati da una personale sensibilità.    Un po’ come è sempre avvenuto, si potrebbe dire. Anche se la domanda che ci si pone dinnanzi alle immagini è diversa: che senso ha questo tempo? Alcuni fotografi non hanno risposto all’invito, altri hanno proseguito con le proprie ricerche, altri ancora hanno deciso di...