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Storia

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Un'antologia / Racconti di fotografia: da Conan Doyle a Carver

Le fotografie, quelle stampate di una volta, avevano diverse virtù. Ma forse la più grande era la loro capacità di poter sbucare. All’improvviso, da qualche parte, in mezzo a due fogli, in un cassetto. Anche i biglietti e le lettere hanno la stessa facoltà. Ma con una differenza fondamentale: quando le foto sbucano, non puoi non vederle. Le lettere e i biglietti devi leggerli, le foto invece sbucano e sono già dentro il tuo sguardo. In quanto immagini, si imprimono nella retina prima ancora che tu voglia vederle. Semplicemente perché esistono e sono sbucate all’improvviso sotto i tuoi occhi.    Lo studio dei complessi rapporti tra letteratura e fotografia, che hanno condizionato una larga parte dell’età moderna, dovrebbe tenere presente questo aspetto primario e materiale delle fotografie. Anzi, forse partire da qui: elementare Watson, direbbe Sherlock Holmes. Il famoso detective che Arthur Conan Doyle, appassionato dilettante di fotografia come molti scrittori e scrittrici della sua generazione, mette di fronte al compromettente caso del re di Boemia in un suo celebre racconto. Holmes indaga sull’arma del ricatto di un’antica amante del re, escludendo via via ogni...

Dal paleolitico alle aule scolastiche / Impronte di mani

Le pitture rupestri preistoriche suscitano stupore e interesse immutati da quando i primi uomini moderni le hanno riscoperte spingendosi a fondo negli oscuri recessi delle caverne che le custodivano e ancor oggi non cessano di interrogare le menti degli studiosi. La meraviglia per queste immagini provenienti dalla preistoria dell'umanità ha condotto a produrre un’eterogenea serie di teorie per tentare di dar ragione del motivo per cui questi nostri progenitori paleolitici avessero riempito le pareti delle caverne con immagini di animali, scene di caccia o semplici segni rivelatori della presenza umana. Teorie che si ispirano alla magia simpatica, altre basate sull'idea dell'uso sciamanico delle immagini, altre ancora che ricercavano simboli archetipici nelle pitture, quasi tutti questi tentativi interpretativi si basavano sul metodo comparativo che muoveva dall'accostamento dei “primitivi paleolitici” ai cosiddetti “primitivi attuali”, quei popoli extra-europei che la scienza antropologica aveva imparato a conoscere attraverso i viaggi di esplorazione e il colonialismo. La prima teoria che si sottraeva all'interpretazione mistico-rituale è stata formulata dal grande studioso...

Storia d'Italia attraverso i sentimenti (5) / Sud Italia

L’Italia scopre l’Italia. Il Sud in particolare, che, nei primi anni del dopoguerra, è ancora una “Terra incognita”.  Il cinema, la fotografia, l’antropologia, il giornalismo più avvertito, diventano esercizi di conoscenza, con qualche brivido di stupore, e molti colpi allo stomaco. L’immagine del “bel paese” si sgretola, mandando in frantumi la cappa di retorica che si era andata stratificando durante il Ventennio. Ed è uno spoglio paesaggio quello che ora viene alla luce: il Sud del Paese è alla fame, frenato da un irriducibile fondo arcaico e un “paziente dolore” che resistono a ogni intenzione modernizzatrice.   Un primo atto, un gesto inaugurale: il “viaggio al principio del tempo” di Cristo si è fermato ad Eboli, il libro di Carlo Levi steso fra il ’43 e il ’44, pubblicato nel 1945, e in più edizioni negli anni successivi. Cristo si è fermato a Eboli è una scossa.  Molti, a questo punto, vogliono vedere e capire come vive il Paese, quali sentimenti lo attraversano, i suoi “ritmi vitali”, e quali forze negative lo imbrigliano. Nel Sud, nelle spaccature della sua terra riarsa, attraverso una fitta vegetazione di mitologie fino a quel momento sconosciute, i nuovi...

Chi era? / Mauro Rostagno, Macondo e io

È stata confermata dalla Corte di Cassazione (27 novembre 2020) la condanna all’ergastolo per Vicenzo Virga, il boss di Trapani ritenuto il mandante dell’omicidio del sociologo e giornalista Mauro Rostagno, fra i fondatori del gruppo di Lotta Continua (insieme, fra gli altri, a Enrico Deaglio, Marco Boato e Adriano Sofri), avvenuta 32 anni fa nel trapanese. Respinto invece il ricorso della Procura di Palermo contro l’assoluzione pronunciata in appello in favore del presunto killer Vito Mazzara. Mauro Rostagno venne eliminato perché dagli schermi di Radio Tele Cine, un’emittente locale, aveva alzato il velo sugli interessi di Cosa Nostra a Trapani, intrecciati con la politica, gli affari e i poteri occulti. L’agguato a Rostagno avvenne a Lenzi, vicino Trapani, il 26 settembre 1988. Rostagno venne prima colpito in auto e poi finito. Prima di morire riuscì a fare rannicchiare e a salvare la segretaria Monica Serra che era al suo fianco. C’è voluto più di un quarto di secolo per arrivare a una mezza verità processuale, per istruire le indagini, gli accertamenti, i rilievi che al tempo non furono fatti, per superare le ipotesi investigative che si sono susseguite dal giorno dell’...

Concerto di Capodanno / Quartetti, Beethoven inventa la modernità

All’inizio di luglio del 1801, Beethoven scriveva a un amico violinista di Bonn pregandolo di non utilizzare il Quartetto per archi in Fa maggiore che gli aveva mandato qualche mese prima, perché nel frattempo aveva provveduto a un’ampia revisione della partitura. «Ora ho imparato – spiegava – come si scrivono i Quartetti». La versione iniziale di quella composizione – si tratta dell’op. 18 n.1 – non è andata dispersa e anzi è stata pubblicata negli anni Venti del secolo scorso, offrendo interessanti indicazioni tecnico-musicali sull’affinamento dello stile beethoveniano. Ma al di là del pur prezioso risvolto musicologico, il piccolo episodio accaduto sulla strada della pubblicazione della prima raccolta di Quartetti per archi del compositore tedesco – avvenuta in quello stesso 1801 – è sintomatico di quale fosse il suo atteggiamento nei confronti di questo genere alto e raffinato. Ormai trentenne, da quasi un decennio stabile protagonista della vita musicale di Vienna, Beethoven aveva già all’attivo un catalogo importante, nel quale a fianco dei primi due Concerti per pianoforte spiccavano varie composizioni da camera (Trii e Quintetti con o senza tastiera) e molte Sonate...

Sheppard Craige / Ragnaia: un giardino filosofico

La foresta e il giardino sembrano realtà radicalmente antitetiche, con la foresta che sta per un mondo pericolosamente illimitato e inquietante e il giardino che rappresenta, al contrario, la sfera protettiva e intimistica dell’hortus conclusus. Esiste però un legame importante che collega i due fenomeni. L’incendio nella foresta di Piero di Cosimo (databile al 1500 ca.) indica la fine tragica di una foresta-giardino. I grandi giardini toscani del Cinquecento contengono un “barco”, ovvero una parte boschiva dedicata alla caccia, che funge spesso da punto di partenza del progetto generale. Nei giardini geometrici di Le Nôtre, la foresta è sempre presente nella veste di repoussoir, di zona marginale, cioè di quell’alterità selvaggia dalla quale il giardino si distacca in quanto opera della ragione e della fantasia. Nei giardini pittoreschi del Settecento la foresta prende la forma del boschetto, della piccola radura luminosa, espressione di una natura addomesticata.   Verso la fine del secolo l’intento di conferire ai giardini paesaggistici un aspetto sempre più incolto portò alla creazione paradossale di grandi spazi verdi artificialmente inselvatichiti perché assomigliassero...

Lee Smolin / La rivoluzione incompiuta di Einstein

Di Leibniz Gilles Deleuze dice: «[A]ma i principî, è senz’altro il solo filosofo che non si stanca di inventarne, li inventa con piacere ed entusiasmo, per brandirli poi come armi», per altro verso, «egli gioca coi principî, ne moltiplica le formule, ne varia i rapporti, è ossessionato dall’idea di “provarli”» (Gilles Deleuze, La piega. Leibniz e il barocco, Einaudi, 1988, p. 73). Non sorprende quindi che Lee Smolin, uno dei fisici contemporanei più riconosciuti e innovativi, combini la devozione per il grande filosofo tedesco con un rinnovato amore per i principi, che brandisce come punta di lancia per una nuova rivoluzione in fisica. Il principio, spiega Smolin, è qualcosa che tocca i limiti di un linguaggio ma non se ne fa mai vittima. Il principio è un vincolo in grado di forzare un’apertura anziché confinare il campo d’azione di una disciplina. Ma per capire come i principi, per Smolin, possano fendere il terreno un poco inaridito della fisica del Novecento, bisogna prima capire l’origine del suo inaridimento. Su questa origine Smolin è piuttosto reciso, e le sue tesi tutt’altro che misurate.   La rivoluzione incompiuta di Einstein (Einaudi, 2020) apre infatti con un’...

Reagire alla tragedia / Il terremoto di Salvemini

Questa è la storia di un uomo che nasce nel 1873 a Molfetta. Studi in seminario, poi primo incarico di insegnamento a Palermo. Per due anni è docente a Faenza, poi a Lodi e a Firenze. Nel 1901, a ventotto anni, diventa docente di storia all’università di Messina. E qui accade il terribile, il terribile che tanti riescono a schivare arrivando a consegnarsi alla morte senza che sia successo niente di particolare nella loro vita.    La mattina del 28 dicembre 1908 la terra trema per trentasette secondi tra Messina e Reggio Calabria. Cadono le due città e i paesi vicini, cade anche la terra dentro il mare. Muoiono più di centomila persone. Per alcuni giorni di lui non si sa nulla, lo danno per morto. Arriva persino un telegramma di condoglianze al suocero da parte di Mussolini. Ma lui è vivo e due mesi dopo scrive a un amico "Io mi sono messo al lavoro, e vedo con gioia e con terrore che mi interessa", e prosegue: "tutti pensano che io ne sia uscito, mi credono forte, e non pensano che io sono un poveretto". Salvemini ha perso la moglie, Maria Minervini, figlia di un ingegnere pugliese, e i suoi cinque figli, Filippo, Leonida, Corrado, Ugo ed Elena. Il terremoto gli ha...

Affreschi / Cappella Sistina: racconto pittorico

Monumento della genialità dell’arte rinascimentale, la Cappella Sistina è un racconto pittorico delle varie tappe della storia dell’Umanità in prospettiva cristiana. Un progetto che prende slancio dall’atto della Creazione, attraversa narrazioni e passioni delle Storie di Mosè e di Cristo, e giunge fino all’anticipazione del Giudizio Universale. Sia per la meraviglia che si prova nel fare i primi concitati passi tra stuoli di turisti, sia per quel senso di straniante familiarità generato dagli innumerevoli riadattamenti contemporanei dei suoi capolavori, la Cappella Sistina non smette di stupire.    Dall’arte contemporanea alle immagini sul web, i capolavori di Michelangelo Buonarroti in essa contenuti sono un propulsore sia per nuove produzioni artistiche che per l’elaborazione del quotidiano. Pensiamo, per limitarci a qualche esempio, al Cristo del Giudizio Universale “tatuato” da Fabio Viale sul corpo marmoreo del torso Gaddi, o al murale dedicato a Maradona e Messi di Santiago Barbeito, ma anche a tutti i meme che popolano internet e i social network come quello della Creazione di Adamo con l’amuchina in tempi di Covid. La loro attualità è evidente. Iscritti nella...

Un libro di Emilio Gentile / Totò, de Curtis e la Storia

Un illustre storico dell’età contemporanea, che si occupa di Totò? Perbacco, a prescindere. Emilio Gentile, studioso acuto del fascismo, compone una commedia storico-pirandelliana con protagonista il comico, servo di Antonio de Curtis, che alle spalle di quel buffone dal quale si tiene a debita distanza conduce la sua vita principesca di discendente degli imperatori di Bisanzio, chiamando come convitata di pietra la Storia, con la S maiuscola? Quisquiglie? Pinzillacchere? In questo periodo di teatri chiusi, più delle ambigue e noiosissime consolazioni di streaming, letture online, commedie, drammi, pillole e favole in rete, si è aperto – drammaticamente, certo, per tutta la gente di teatro a spasso o chiusa in casa, colpita duramente nelle economie – uno spazio che forse meglio il silenzio, il pensiero, la lettura possono riempire. E tra le non molte proposte segnaliamo un libro fuori dai canoni della teatrologia (nome aspro, sempre a rischio di refuso in tetrologia), scritto con levità profonda: Caporali tanti, uomini pochissimi. La storia secondo Totò, pubblicato dagli editori Laterza.     Gentile è nato nel 1946. Quindi fa parte della generazione cresciuta a pane e...

Buon Natale / Undula, un racconto inedito di Bruno Schulz

Il malinconico e timido Bruno Schulz (1892-1942), uno dei più straordinari scrittori del Novecento, è quell’ometto dall’aria sconsolata che, nel suo disegno intitolato Undula (1921), segue un’elegante e altezzosa signora che porta a spasso il suo cagnolino nei pressi della grande Sinagoga della città polacco di Drohobycz. Schulz è stato l’autore delle raccolte di racconti, da lui stesso illustrate, Sklepy cynamonowe (Le botteghe color cannella, 1934) e Sanatorium pod Klepsydrą (Il sanatorio all’insegna della clessidra, 1937), presenti nell’edizione italiana delle opere complete (Le botteghe color cannella, Einaudi 2001), nonché del mitico romanzo Il Messia, andato purtroppo perduto durante la guerra assieme al suo autore, barbaramente ammazzato per strada da un ufficiale nazista.       La signora altera, di nome Undula, compare in una delle venti incisioni che compongono il suo primo racconto in forma di disegni con didascalie: Xięga Bałwochwalcza (Il Libro idolatrico, 1920). Le immagini risentono, nella deformazione dei personaggi, dell’influenza del pittore e scrittore austriaco Alfred Kubin (1877-1959). Per molto tempo Bruno Schulz rimase incerto se fare il...

Buon Natale / Notte

Non fai che girarti e rigirarti… Perché non dormi, Maria?   Non riesco, Giuseppe…   A che cosa pensi?   Al bambino. Penso al bambino… e all’inizio.   I bambini sono l’inizio, Maria. Ogni bambino lo è.   Penso all’inizio di ogni inizio, al primo inizio, Giuseppe, l’ho letto tante volte, lo so a memoria… Vajv’rà Elohim èt adam betzalmo betzelem Elohim barà otò zakar unqeva barà otam, E Dio creò l’adam a sua immagine e somiglianza, maschio e femmina li creò (Gn 1,27). Li crea grandi, Adamo ed Eva, adulti fatti.   È questo il pensiero che ti toglie il sonno, Maria?   Perché ha fatto così? Siamo all’inizio, all’inizio di ogni inizio e l’adam, maschio e femmina, incomincia da grande. Non ci sono bambini, nel primo giardino…   Non ci sono neanche case…   Non c’è dentro, non c’è fuori, neppure chiuso e aperto. E Adamo ed Eva non hanno da crescere, sono già grandi…    E senza genitori. Lo diventeranno, ma senza averli avuti. Metteranno su famiglia, senza averne mai vista una, senza sapere a cosa vanno incontro…    Quando si incomincia per davvero è così, Giuseppe. Forse anche Elohim fa, crea senza sapere a cosa va incontro....

Le sfide del presente / Marco Revelli: Umano Inumano Postumano

«Noi veniamo dopo. Adesso sappiamo che un uomo può leggere Goethe o Rilke la sera, può suonare Bach o Schubert, e quindi, il mattino dopo, recarsi al proprio lavoro ad Auschwitz». Le parole di George Steiner, contenute nella prefazione di Linguaggio e silenzio, descrivono – secondo Marco Revelli – l’inizio della discesa irrefrenabile verso l’abisso più oscuro o, in alternativa, l’angosciante e ultimo imporsi di quelle brutali ombre che, da sempre celate nella sua natura, contribuiscono a definire l’essere umano. Auschwitz è letteralmente il “venir dopo”, il punto di non ritorno, in quanto «luogo in cui la vicenda del pensiero occidentale ha subito la propria catastrofica lacerazione con l’irruzione massificata del disumano nell’umano» (p. 15).   Tale irruzione comporta la totale identificazione del disumano con l’essenza specifica dell’umano: il disumano, cioè, fa sue le caratteristiche tipiche dell’umanesimo cristiano, della cultura rinascimentale e del razionalismo classico, i quali avrebbero dovuto proteggere – in linea teorica – l’Humanitas proprio contro i tentativi di irruzione del disumano, dandoci l’impressione di avere a che fare con un nemico proveniente dall’...

San Lorenzo / Faber navalis

La forza delle immagini, più spesso di quanto si direbbe, dipende meno dalla qualità artistica che dalla scelta del soggetto. A paragone delle opere di grandi maestri della stessa epoca, il livello delle incisioni che compongono la raccolta di Giacomo Franco (Habiti d'huomeni et donne venetiane ..., Venezia 1614) è decisamente modesto. Ma l’argomento scelto per una di esse ha ben pochi confronti, e non solo nel panorama del tardo Rinascimento.      L’incisione contiene una sorta di lunga didascalia: “Questa è la porta del maraviglioso Arsenale, nel quale del continuo si fanno galere, ed altri vasselli da guerra, e questa gente che si vede è la maestranza, la quale entra la mattina ed esce fuori la sera, con bellissimo ordine”.  In altre parole, è l’uscita degli operai alla fine di una giornata di lavoro. Il luogo di cui si parla è da secoli uno dei più importanti cantieri navali d’Europa, rinomato al punto che anche Dante ne aveva parlato nell’Inferno (21, 7-15):   Quale ne l’arzanà de’ Viniziani  bolle l’inverno la tenace pece a rimpalmare i legni lor non sani,  ché navicar non ponno – in quella vece  chi fa suo legno novo e chi ristoppa...

Adriano Favole / L’Europa d’Oltremare

Prendiamo in mano una banconota qualsiasi di euro, l’elemento più rappresentativo dell’Unione Europea e se facciamo bene attenzione, sul retro, accanto alla carta dell’Europa, si vedono rappresentate, sebbene in modo un po’ approssimativo, un pugno di isole difficilmente identificabili. Sono alcuni dei territori europei d’Oltremare, cioè quei Paesi, in gran parte insulari (ma non solo) che fanno parte di Stati europei, pur non coincidendo con il territorio dell’Europa. Una questione, questa, che fin dal principio impone una riflessione sul concetto di confine, che non è più ridotto solo alla linea tracciata tra due Paesi adiacenti, ma può trovare forme diverse. Prenderemmo per folle qualcuno che ci dicesse che la Francia confina con il Brasile, eppure avrebbe ragione. Non solo, ma quel confine con i suoi 740 chilometri che delimitano la Guyana francese è il più lungo confine della Francia.   L’idea che in Francia ci siano foreste pluviali, indigeni e giaguari ci spiazza non poco, ma questo è anche il frutto di una sorta di rimozione e di una visione del mondo, in questo caso, eurocentrica. È quello che ci spiega Adriano Favole, con questa raccolta di saggi sui territori...

Simboli / Storia della svastica

Un’enorme svastica di pietra si innalza sulla cima di un grattacielo di New York: è una delle scene di The Man in the High Castle, una serie televisiva ispirata a un romanzo di Philip K. Dick (1962): la seconda guerra mondiale è finita, ma in un altro modo, e quelli che erano gli Stati Uniti sono occupati ora in parte dal Giappone, in parte dal Terzo Reich.       In quest’altra foto siamo ancora in America, ma non è più un film. È un raduno del German-American Bund nei pressi di New York, nel 1937. Anche la fotografia successiva non è fantasia: sono esponenti di questa formazione nazista nell’America degli anni Trenta.     In un caso e nell’altro – nella finzione e nella realtà – l’effetto è grande, perché "la svastica suscita sempre emozioni profonde". Lo sostiene Steven Heller nel suo Storia universale della svastica. Come un simbolo millenario è diventato emblema del male assoluto (DeA Planeta Libri). Heller non è il primo ad affrontare il tema: le ricerche sul motivo che in sanscrito era chiamato swastika erano iniziate già prima dell’avvento del Nazismo, per poi proseguire nei decenni successivi e anche in tempi recenti, come dimostra la...

Nagornyj Karabakh / L’Artsakh minacciato di genocidio culturale

Il 9 novembre, a seguito di una guerra di quarantatré giorni, l’Armenia e l’Azerbaigian hanno concluso, sotto l’egida della Russia, un accordo di cessate il fuoco che detta condizioni capestro alla parte armena. Dopo aver perso diverse migliaia di vittime militari e civili, la repubblica autoproclamata dell’Artsakh (Nagornyj Karabakh) ha dovuto rinunciare all’ottanta percento del suo territorio. Ben oltre cinquantamila persone sono costrette oggi ad abbandonare i loro paesi, chiese e monasteri. Con questo esilio forzato, essi non solo temono di non poter rivedere mai più le proprie case e i propri santuari, ma addirittura di condannarli alla distruzione e allo scempio. Quale sarà il destino del patrimonio plurimillenario armeno sotto il controllo dell’Azerbaigian?   Mentre l’Azerbaigian si prepara a occupare un territorio punteggiato da migliaia di monumenti medievali e tardo-antichi armeni, i dirigenti azerbaigiani, sostenuti dalla comunità academica del proprio paese, difendono pubblicamente due tesi revisioniste che mirano a negare agli armeni autoctoni il diritto di vivere sulle loro terre ancestrali, nonché a cancellarvi ogni segno visibile della memoria storica armena....

Gallerie d'Italia: "Ma noi ricostruiremo" / Milano bombardata

Nella notte tra il 7 e l'8 agosto 1943 l'aviazione alleata sgancia le sue bombe sulla città di Milano. Replicherà con altrettanta violenza nelle notti tra il 12 e 13 e tra il 14 e 15 agosto. La Stampa del 14 agosto, scrive: “Milano ha subito un nuovo violento bombardamento. Si può dire che nessun rione, nessuna zona, nessuna strada centrale o periferica di Milano sia stata esente dal suo doloroso e sanguinoso contributo. Il centro ha avuto deturpazioni che rimarranno a testimonianza dello scarso spirito di civiltà dei nostri nemici. La periferia e i sobborghi, dal canto loro, hanno sofferto mutilazioni tali da meritare agli anglosassoni l’appellativo di gente inumana.” Milano è stata per tutto il primo novecento una città cantiere. Per sua scelta ideologica, economica, artistica. È la città dell'Esposizione Universale del 1906, del Futurismo di Marinetti, Sant'Elia e Boccioni, dei nuovi quartieri operai affidati alle migliori menti dell'architettura razionalista, dei piani regolatori “fascistissimi” degli anni trenta. Demolire e ricostruire non la spaventava, sentendosi parte di un progetto di trasformazione talmente radicale da accettare la perdita – in una sorta di partita...

Il podcast Labanof di Radio 3 vince il Prix Italia 2020 / Lo scheletro è come una biblioteca

Nell’ultima edizione del Prix Italia, rassegna internazionale organizzata dalla Rai, che riunisce annualmente, dal 1947, radio e televisioni da tutto il mondo, ha vinto, nella sezione dedicata al “radio documentario e reportage” una produzione italiana: Labanof. Corpi senza nome di Fabiana Carobolante, Daria Corrias, Giulia Nucci e Raffaele Passerini, con la cura di musica e suono di Riccardo Amorese. L’Italia aveva vinto il medesimo premio solo due anni prima, nel 2018, con Il sottosopra di Gianluca Stazi e Giuseppe Casu (Tratti documentari). Per trovare un altro precedente però bisognava fare un salto indietro nel tempo di sessant’anni, a Clausura di Sergio Zavoli (1958), e al periodo eroico del documentario radiofonico italiano.   Questi riconoscimenti arrivano dopo che, negli ultimi anni, la produzione italiana di documentari radiofonici e audio ha cercato, con inaspettati slanci creativi e un ostinato e costante lavoro di ricerca, di ridurre il divario con gli altri paesi europei. In maniera inizialmente sotterranea una nuova generazione di autori, registi e sound designer ha cominciato a entrare in contatto con esperienze straniere, soprattutto nel momento in cui è...

Collezionare capolavori / I marmi Torlonia

“Innanzi tutto, c’era una promessa. E poi c’è un racconto”. Con le due parole chiave “promessa” e “racconto”, Salvatore Settis, curatore della mostra insieme a Carlo Gasparri (l’archeologo che nel 1976 fu incaricato dal Pretore di Roma di verificare le condizioni delle sculture della collezione della famiglia Torlonia e, tuttora, uno fra i pochi ad aver visto la raccolta nella sua interezza), introduce l’attesissima mostra I marmi Torlonia, col significativo sottotitolo Collezionare capolavori. Sospirata non solo per l’opportunità di vedere finalmente le opere classiche di raffinata bellezza, ad oggi ammirate solo da pochissimi eletti, ma anche per il rinvio da aprile a ottobre, dovuto alla pandemia covid-19, e perché pianificata ben quattro anni fa, a conclusione di un duro percorso giudiziario, andato avanti senza esclusioni di colpi. Infatti, chi ha seguito fin dall’inizio la genesi di questa mostra, sa che essa parte da lontano, dagli anni Sessanta. Ma anche chi non la conosce, immediatamente intuisce che dietro c’è “qualcosa”. Una storia piuttosto complessa e intricata, che sembra giungere, con questa mostra, a quella che alcuni hanno giustamente chiamato una “win win...

Quarta e ultima parte / Un'altra storia? Conversazione con Igiaba Scego e Carlo Greppi

Continua la conversazione con Carlo Greppi e Igiaba Scego sui temi del colonialismo, nel senso più ampio del termine, e dei presupposti inesplicitati di una immagine del mondo e della storia eurocentrica, bianca e maschile che si riflette nella cultura contemporanea.   EM. Per quanto riguarda il colonialismo, a fronte dell'indegno sintomatico silenzio istituzionale con cui è passato l'ottantesimo anniversario della proclamazione dell'impero e la nascita dell'Africa Orientale Italiana, nel 2016, c'è comunque un crescente interesse, non solo tra specialisti, per le rimozioni del colonialismo fascista e da lì di quello liberale, direttamente proporzionale direi alle spinte filo-fasciste o nazionalistico-sovraniste in senso inverso. Personalmente credo che, benché necessario, il discorso sia ancora tutto troppo 'giornalistico': se si parla di uso dei gas o di madamato è perché si parla delle menzogne di Montanelli o del (brutto e sbagliato) monumento a Graziani ad Affile, come a dire che il tema del colonialismo sia un'appendice del discorso antifascista e che ci sia “bisogno” della vergogna del presente per parlarne. La mia impressione è che questo rischi di essere ancora un...

Peter Zumthor / Il Museo delle miniere di zinco

È il 1994 quando la Norvegian Public Roads Administration elabora un programma di finanziamenti volto alla valorizzazione di alcuni percorsi stradali selezionati all’interno del territorio norvegese per il loro articolarsi all’interno di un contesto dall’elevato fascino paesaggistico. Si tratta di un programma dalla durata ventennale: entro il 2024, saranno 250 le strade lungo le quali i luoghi più interessanti dal punto di vista paesaggistico e culturale saranno evidenziati e caratterizzati da una serie di interventi di arte, design e architettura. Un programma che opera nel lungo periodo e che oggi conta 18 itinerari che coprono una distanza di 2.151 chilometri e lungo i quali numerosi interventi permettono di apprezzare in modo tangibile paesaggi, luoghi, culture e specificità locali.      Si tratta di interventi puntuali, a volte anche minuti, piccole “perle” sparse nel territorio che esprimono diverse culture del progetto eppure programmati all’interno di una rete pensata a carattere nazionale. Il programma ha generato nel corso degli anni una serie di positive sinergie: numerosi cittadini hanno commissionato piccole strutture ricettive lungo i percorsi; le...

1960-2020 / Maradona. El niño e la palla di stracci

Quando nell’agosto del 1979 morì Giuseppe Meazza – il più forte calciatore della prima metà del Novecento, secondo quelli che avevano avuto la fortuna di vederlo giocare – , Gianni Brera, che giovanissimo cronista lo aveva visto “toreare” i portieri avversari all’Arena Civica di Milano, sulle colonne di “Il Giornale” intitolò il suo commiato: «Meazza era il fòlber». Ovvero il football, il calcio, però nell’idioletto lombardo che accomunava, nel profondo della loro storia e cultura, il campione Peppìn e lo scriba Gioânnbrerafucarlo. Ieri, 25 novembre, anno di disgrazia 2020, giorno della bastarda morte di Diego Armando Maradona, un titolo simile, e un pezzo all’altezza di quel compito, l’avrebbe dovuto scrivere Osvaldo Soriano, se non se ne fosse andato ben ventitré anni prima del suo amico. «Maradona era il fútbol»: ovvero, anche qui, il football, il calcio, nella sua più pura declinazione latino-americana, passione e fantasia, pueblo y garra charrua. Ma anche il fútbol che raccontava Soriano, quello delle partite interminabili contro avversari che duravano una vita. E che della vita aveva l’insostenibile imperfezione. Maradona è stato tante vite, tutte imperfette. El Niño indio...

Storia d’Italia attraverso i sentimenti (3) / E fu il ballo

E fu il ballo. Tra la primavera e l’estate del ’45. E dopo. Una gioiosa febbre dei corpi che finalmente tornano a muoversi scuotendo l’immobilità pietrificata degli anni di guerra.  Il sepolcro è stato scoperchiato. Ora, la vita freme. I corpi si cercano, si toccano, respirano gli uni accanto agli altri, si esplorano annullando la distanza ostile in cui si erano murati. Il ballo genera fiducia, scioglie ogni diffidenza difensiva. È un teatro di sentimenti: nascono amori, si stringono amicizie, si diffondono i semi di una socialità nuova. Aperta, distesa. E si attenua il peso delle memorie luttuose, si comincia, ma ci vorrà altro tempo, a sbrogliare la matassa dei sentimenti negativi. “Tutta Torino balla” intitola “L’Unità’” del 23 aprile 1945. Ma accade ovunque, per le strade e le piazze delle città e dei paesi, nelle corti delle case popolari, nelle aie delle cascine di campagna, persino ai bordi delle macerie accumulate. Balere improvvisate, un grammofono, e poco altro. Quando va bene, un’orchestrina sgangherata, strumenti rimediati. Tutto è improvvisato, perché tutto è nuovo. Fra questi paesaggi precari scocca la scintilla d’energia che, più tardi, darà vita alla...