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pandemia

(165 risultati)

Scienza e politica / La voce dei numeri e il silenzio degli uomini

La pandemia del 2020 ha avuto una conseguenza positiva: ha provocato una sorta di risveglio civile e individuale durante il quale problemi di natura etico-morale-politica, che si credevano ormai prerogativa della ricerca accademica, sono tornati protagonisti della discussione pubblica e privata. Giornalisti, scrittori, filosofi, scienziati e frequentatori di social e agorà virtuali hanno scoperto che è inevitabile dibattere sul senso della vita e sui valori in base ai quali si prendono le decisioni sia a livello personale che collettivo. Le grandi domande esistenziali: che cosa ha valore? Qual è lo scopo della politica? Chi decide e perché? Sono nuovamente attuali e non hanno più una risposta obbligata. Queste domande sono diventate urgenti perché, in conseguenza della pandemia, la società si è trovata a dover scegliere tra valori incommensurabili: salute o libertà, sicurezza o socialità, uguaglianza o economia. E queste alternative sono scelte esistenziali che non possono essere ridotte a calcoli amministrativi. Prima della pandemia, una costellazione di valori condivisi, storicamente assestata e implicitamente accettata dalla comunità dei cittadini, ha consentito di evitare...

La poesia dei commiati / Cees Nooteboom: Addio

Leggere Cees Nooteboom, in prosa, in poesia, gli articoli o i saggi, porta con una certa costanza a un viaggio circolare tra luoghi, tempi, spazi della vita; induce, pure, una costante eco tra tutti i suoi libri, richiami, rinvii, una istigazione a pensare, a una lettura attiva. Accade in particolar modo leggendo l’appena uscito Addio, con sottotitolo Poesia al tempo del virus, tradotto da Fulvio Ferrari per Iperborea, in cui sono pubblicate 33 poesie divise in tre parti composte da 11 testi ciascuna. Un ordine simmetrico che riflette la composizione delle liriche stesse: ognuna composta da tre quartine con un verso finale solitario, una chiusa epigrammatica, una sorta di epigrafe da cui risorge la poesia stessa nella pagina successiva. In questo contesto non guasta ricordare quanto Cees Nooteboom sia scrittore legato non tanto al viaggio quanto allo spostamento: un osservatore del luogo, che sia vicino a lui, il giardino oltre la finestra, o lontano da lui, in un altro paese come il suo amato oriente.   Il luogo e il tempo, il dove e il quando, sono elementi preponderanti nei suoi romanzi: ogni storia è fortemente collocata spazio-temporalmente e senza quella particolare...

Liveness / Kepler-452: Teatro nel coprifuoco

Siamo a casa soli, noi che passavamo a teatro quasi tutte le sere. Oggi saremo un po’ meno soli, verrà da noi Nicola Borghesi, autore e attore dello spettacolo Consegne con la compagnia Kepler-452, un teatro che abita gli interstizi delle norme dei Dpcm. Come sappiamo è stato vietato l’incontro in pubblico e in privato fra spettatori e opere di teatro, di cinema, musica, arti visive, così come nel primo lockdown nella primavera 2020. Non è stato però vietato il teatro, che da mesi sta sperimentando forme per manifestarsi oltre gli spettacoli. Si tratta di tentativi chiaramente indotti ed emergenziali, in territori spesso però poco esplorati dove attivare forme peculiari di “liveness”, un qui e ora senza compresenza dei corpi. I teatranti sono stati presi di peso e traslati nei margini di riquadri dei siti di video sharing, delle piattaforme di conference call o nelle casse audio di computer e smartphone, dove sono proliferati esperimenti teatrali ‘senza spettacoli’ ma con una teatralità recuperata e rimessa a fuoco: dall’intimità di una relazione interpersonale alla sintesi immaginale dell’ascolto, dalla concisione drammaturgica rielaborata in video della stand-up comedy all’...

Esercizi / Ricordarsi di vivere

“Sembra che dover rinascere sia condizione della vita umana; dover morire e risuscitare senza uscire da questo mondo”. Questa splendida considerazione di María Zambrano posta come epigrafe d’apertura, ispira l’ultimo libro di Laura Campanello, Ricominciare. Dieci tappe per una nuova vita (Mondadori, 2020, pp. 156).  Il tema è da tempo sulla bocca di tutti, specie all’indomani di crisi economiche, ambientali o esistenziali e, naturalmente, in questi mesi di pandemia e di sospensione delle abituali dinamiche che scandivano le nostre esistenze che in molti casi richiederanno, quando potranno tornare a scorrere più liberamente, di reinventare il proprio modo di stare al mondo. L’analista filosofa si propone non solo di riflettere su questa necessità con taglio biografico, partendo cioè dalla capacità di evidenziare le risorse presenti nella vicenda personale di ciascuno di noi, ma soprattutto di accompagnarci in un viaggio di consapevolezza in dieci tappe, per l’appunto (Perché ricominciare? Riconosci il momento giusto; ascolta la tua anima; riordina la tua vita; supera il lutto; fai delle scelte giuste; trova la tua via; diventa te stesso; comprendi i tuoi desideri; accetta la...

Ipotesi / Corea e Giappone: terza ondata

Digressioni. Un paio di vite fa mi trovavo in uno degli angoli più disgraziati del mondo, le baraccopoli che circondano Nairobi, a interrogare preti e santoni delle congregazioni religiose più strane. Ricordo la frase di uno di loro a spiegarmi quanto fosse importante la questione della malattia e della guarigione. Partiva da una domanda: siamo circondati dalle zanzare, tutte portano la malaria, tutti vengono punti più volte al giorno, e allora cosa fa sì che qualcuno si ammali, e qualcun altro no? La sua risposta portava su una china pericolosa: il rapporto con il mondo degli spiriti. Ma indicava anche, idea più interessante, il rapporto con la comunità che ti circonda. Nella buona sostanza diceva: non ti ammali se non sei solo. I riti di guarigione su cui si incernierano quelle sette sono partecipati da masse sterminate di persone, perché il fedele prova sollievo dopo una messa, con quella liturgia basata sull’appartenenza. E, insisteva il mio prete africano: il sollievo degli abbracci, delle cerimonie ristrette, del sapere che intorno a te c’è la comunità. Certo, le malattie che a suo dire trovano una cura sono quelle che noi, nel qui ora dell’Occidente ricco, definiremmo...

Diario americano / Che cosa dire a un complottista

Il 14 dicembre 2020 gli Stati Uniti hanno superato la soglia dei 300.000 morti di Covid, il vaccino Pfizer ha cominciato ad essere distribuito e i grandi elettori dei singoli stati hanno confermato che Joseph Biden ha la maggioranza necessaria per essere dichiarato presidente degli Stati Uniti. Tre fatti che da soli basterebbero a riempire molte pagine, ma mentre me li allineavo in mente stavo pensando a un recente servizio della CBS, un’inchiesta su coloro che hanno deciso di uscire dalla realtà condivisa e salire sulla navicella della realtà.2 proposta dal movimento QAnon.  Buona parte del servizio era una lunga intervista con un giovane nemmeno trentenne, sensibile, pacato, affabile, sinceramente convinto che il mondo sia dominato da una élite di pedofili cannibali (sì, anche cannibali) i cui capi vanno trovati nella dirigenza del Partito Democratico, nei grandi finanzieri e nei media. Donald Trump è l’unica difesa contro la cabala internazionale dell’élite globalista, e ora che la vittoria gli è stata sottratta con la frode la lotta continua perché si tratta di salvare il mondo. Lui, attaccato al suo computer tutto il giorno, promette di fare la sua parte senza tirarsi...

Donatella Di Cesare / La rivolta è ovunque

È stato nel maggio scorso, anche se da allora sembra che sia passata un’eternità. Dentro il paesaggio di città svuotate dall’emergenza, in quell’esperienza che allora si chiamava ancora “quarantena”, parola presto sostituita dal termine vagamente carcerario di lockdown, diventato imperante, irrompeva tutt’altra immagine: quella di un uomo inchiodato sull’asfalto dal ginocchio di un poliziotto che stava procedendo al suo arresto. A quell’immagine muta si è subito aggiunta una voce, la voce dell’uomo steso a terra, che domandava di poter respirare. L’uomo era nero, l’agente di polizia bianco, il luogo Minneapolis. Da lì a poco I can’t breathe sarebbe diventato il grido di protesta non solo della comunità afro-americana, soggetta a un costante razzismo da parte delle forze dell’ordine, ma di tutti coloro che hanno preso parte alle manifestazioni in strada del movimento Black Lives Matter e alla successiva rivolta urbana che si è poi diffusa nelle maggiori città degli USA.   La posta in gioco della rivolta riguardava là qualcosa di invisibile ma essenziale, come l’aria stessa. Qui è il punto in cui la sua urgenza politica si salda con il concetto di vita e I can’t breathe...

Un'intervista / Romeo Castellucci: “Questo è il momento per tendere l’arco”

Nell’immobilità provocata dalla sospensione degli spettacoli dal vivo, gli equilibri e le geometrie del sistema teatrale cambiano silenziosamente. In tutta Italia, si avvicendano chiamate e nuove nomine, e vengono occupate posizioni di rilievo simbolico e politico. C’è una notizia che non sarà sfuggita a chi ama il teatro contemporaneo (e ama un po’ meno i volti televisivi prestati al teatro): Romeo Castellucci è stato designato Grand Invité alla Triennale di Milano per il quadriennio 2021-2024. Dietro questo titolo, che potrà forse risultare un po’ altisonante, c’è la volontà di dare un tributo a uno dei nomi più applauditi del teatro europeo ma – triste conferma di un vecchio paradigma – per lo più ignorato dalle grandi istituzioni nostrane. Il pubblico italiano, per vedere Castellucci, ha dovuto per lo più affidarsi a poche rassegne e festival attenti al nuovo (negli ultimi anni, per esempio: Vie Festival, RomaEuropa) nell’assoluta indifferenza degli Stabili e dei Nazionali. A pochi passi dal confine, al Lac di Lugano, Castellucci ha invece costruito una dimensione di prossimità con il pubblico svizzero: oltre al debutto di spettacoli (tra gli ultimi, Democracy in America nel...

Il caso Agamben / Biopolitica del virus

Le prese di posizione sulla pandemia di Giorgio Agamben, ora raccolte nel volume A che punto siamo edito da Quodlibet, hanno suscitato stupore e irritazione. Gli si rimprovera, e non velatamente, l’adesione alla tesi della “dittatura sanitaria”. La semplificazione giornalistica delle tesi agambeniane è brutale e ingenerosa, tuttavia è un fatto che la piazza negazionista non ha avuto difficoltà a fare proprie le parole d’ordine di una una delle più raffinate, potenti e precise teorie filosofiche che la contemporaneità abbia prodotto. La questione sollevata da questo uso politico della filosofia è, a mio giudizio, enorme e va ben oltre i semplici confini della buona o cattiva ermeneutica. La questione, direi, è innanzitutto politica. Ciò che si registra, se guardiamo alle piazze della protesta, è infatti la singolare convergenza che si è venuta a creare tra la critica dell’ideologia neoliberale – dunque qualcosa di molto leftish nella sua genealogia intellettuale – e la mobilitazione di masse spaventate che delirano complotti orditi da élites sataniche e che sognano palingenesi fasciste. Non c’era certo bisogno del Covid perché si avviasse questo processo di cui l’Italia è stata...

Quaderno 8 / Salutare le parole

Lo sguardo è ghiacciato non bruciarti stai sotto il mantello cucito per te dagli anziani  e mentre raschi il vetro raccogli tutto il peso dell’attenzione tra le scapole e poi lancia lanciale lontano le belle parole.   Non voglio parole che mi spieghino e nemmeno che sgroviglino né chiariscano. Non voglio parole che mi riempiano e nemmeno che mi facciano sentire sciocca e con poca scuola alle spalle. Non voglio parole che complichino senza un cuore al centro. Non voglio parole che si diano arie. Ho bisogno di parole leggere eppure capaci di sfamare e dissetare, parole che mi domandino tanto, tutta la testa da mozzare e un cuore ingenuo da allenare al passo delle bestie nella foresta, vigile e sempre a casa, eppure sempre in pericolo. Voglio parole disobbedienti ma anche candide. Parole capriole e parole solletico, parole lampi, fulmini e tuoni, parole aghi che cuciono e parole che strappano la stoffa del discorso.   Parole silenziosissime che non svegliano i bambini della notte. Parole che conoscono i ring e non sferrano mai colpi bassi. Ma toccano. Rintoccano. Fanno percepire la pelle e vibrare le ossa. Le ferite si acquietano sotto le parole di fuoco, si...

Spalti vuoti / La scomparsa degli spettatori

Da qualche mese, le partite di calcio in Europa si svolgono all’interno di stadi che si presentano con le gradinate completamente vuote. Infatti, a causa della pandemia di Covid-19, gli spettatori non vengono più ammessi negli stadi. Non è la prima volta che questo fenomeno si presenta, ma in passato di solito si verificava occasionalmente e soltanto per ragioni di tipo disciplinare. Ora invece da mesi le partite di calcio sono prive di spettatori e vengono viste solamente dagli occhi delle telecamere. Le società calcistiche hanno inventato diversi stratagemmi per coprire almeno in parte lo spettacolo desolante delle lunghe file di sedie vuote, ma questi non sono in grado di mascherare completamente l’assenza di uno degli attori sinora fondamentali di una partita di calcio: il pubblico. Le partite però continuano a svolgersi regolarmente e ciò evidenzia con chiarezza che in fondo il sistema del calcio può anche fare a meno del suo pubblico. D’altronde, da tempo le entrate economiche che lo sostengono derivano, più che dai biglietti d’ingresso degli spettatori, dai diritti di trasmissione pagati dalle televisioni.    L’attuale assenza di spettatori nelle partite di calcio...

Strategie / La società che si difende dalla pandemia

Uno schema interpretativo della grande crisi in corso sfugge a gran parte degli analisti. Gli economisti sono i più sprovveduti: faticano a spiegare l’economia, figuriamoci di fronte a un evento in cui si sommano grandezze extraeconomiche, sociali, psicologiche, morali. Anche la psicologia vede solo l’aspetto del disagio personale, ma non lo ricomprende entro coordinate più ampie. Infine le scienze esatte misurano curve e andamenti, ma non colgono gli aspetti interpretativi, comportamentali, sociali che queste grandezze esprimono. Sarebbe necessario un modello circolare, come quello di seguito proposto, che in quattro tappe unisca fattori economici ed extraeconomici.     1 Massimizzazione del profitto e salute   Nelle attuali società del “capitalismo estremo”, di occidente e oriente, la massimizzazione del profitto individuale è un tabù intoccabile. Anche quando provoca squilibri estremi, alimenta crisi permanenti, causa disastri ecologici, favorisce eventi pandemici. Ad esso è subordinato ogni altro comportamento, individuale e soprattutto collettivo. Invece nelle società industriali classiche il perseguimento del massimo profitto si era fatto strada tra...

Nuove esperienze / Opera lirica: fenomenologia dello streaming

La normalizzazione del 7 dicembre alla Scala è la più recente tappa della lunga marcia dell’opera nel mondo flagellato dal Covid. L’inaugurazione della stagione milanese – da molto tempo un assai gonfiato rituale istituzionale e politico, economico e mondano, mediatico e solo marginalmente culturale – questa volta è stata inevitabilmente giocata in difesa. Operazione riuscita, se non altro nell’obiettivo di limitare i danni ai dati di ascolto: poco più di due milioni e mezzo gli spettatori davanti ai televisori, meno dei quasi tre milioni dell’anno scorso, però non troppo meno. Ma resta il fatto che questa volta l’evento era stato disinnescato fin dal momento in cui un importante focolaio fra le masse artistiche aveva costretto a rinunciare ad allestire – pubblico o non pubblico – l’opera di Sant’Ambrogio, che doveva essere Lucia di Lammermoor di Donizetti.   Il tentativo di salvare il salvabile è stato una corsa in salita: né più né meno quella a cui sono state e sono costrette molte Fondazioni lirico-sinfoniche, fermo restando che altrove, in qualche caso, a fare opera ci si è riusciti. Alla fine, per la prima volta da decenni, forse dalla fine della guerra, la primazia...

Quaderno 6 / Il cane e la quattr'ossi

Oggi ho incontrato un cane magrissimo prima di inoltrarmi nel bosco, al buio. “Sei un osso?” “No, sono un intero cane.” “Dove vai?” “Oltre le cime degli alberi,  parallelo alla luna.” “Perché fa luce?” “No, perché fa scia. Di fiuto.” “Posso venire con te?” “Solo se stai zitta, quattr’ossi.”   Sono conversazioni così che ti cambiano la giornata. Arrivata qui da poco, quando poi in marzo hanno chiuso le porte della Lombardia e non potevo tornare, un uomo proprio vicino al bosco ha aspettato che lo raggiungessi e poi mi ha detto: “Lei non è di qui.” “Sì che sono di qui.” gli ho risposto. “Io non l’ho mai vista.” Allora, ho aspettato che continuasse a camminare per restare indietro per conto mio, bisbigliando: “Ci sono anche persone di là, signore. E poi non è che se lei non ha mai visto una persona, quella non può esistere lo stesso da un’altra parte.” Un’altra volta, ho salutato con la mano una vecchietta affacciata a una finestra, ma lei si è tirata indietro e ha detto: “Io non la conosco.” Allora ho preso al volo con la mano l’invisibile segno della mia voce e ho risposto: “E allora mi riprendo il saluto.”   Per fortuna però c’è il Giovanni S., un taglialegna con la...

“Cerco un centro di gravità permanente” / Il virus, la negazione, Eros che resiste

“Cerco un centro di gravità permanente”, cantava Franco Battiato parecchi anni fa, con impagabile ironia, centrando una grande ambizione degli esseri umani: essere provvisti di un baricentro in grado di prevenire o azzerare le turbolenze che si incontrano nel cammino, le sfide ai vacillamenti e all’idea di essere, in fondo, padroni di se stessi.  In questi tempi di assedio da parte di un nemico invisibile dagli effetti visibilissimi (45 milioni di infetti nel mondo, più di un milione di morti) questa ambizione è messa a dura prova, generando reazioni paradossali come quelle dei così detti negazionisti, per i quali il virus non esiste o non è poi così pericoloso.   Oppure di quelli come Trump che cercano il colpevole (la Cina, in questo caso) della fuoriuscita accidentale e sottaciuta del virus SARS-Co V-2  dai laboratori. O di quelli che azzardano l’idea che il virus, artificialmente costruito, sia stato messo in giro appositamente per fare “pulizia” non si sa bene di che o di chi, verosimilmente di quelli considerati le zavorre della società, i diseredati e i non produttivi. Idea che la dice lunga su quelli che l’hanno coniata. I meccanismi della proiezione e della...

Immunità / Pandemia e modello asiatico: cosa è successo?

Sono sempre a rigirarmi tra le mani la domanda: perché quel pezzo di Asia ha reagito meglio alla pandemia? È l’eredità del confucianesimo che rende quei popoli più capaci di far fronte collettivamente alle disgrazie? È una loro superiorità tecnologica, e quindi i migliori sistemi di tracciamento? O una disponibilità all’obbedienza come noi manco ci sogniamo? O, nel caso della Cina, la dittatura tout court? Nella newsletter asiatica di Internazionale del 31 ottobre Junko Terao intervista Ilaria Maria Sala, giornalista italiana a Hong Kong da vent’anni con una lunga esperienza di Cina e Giappone. “Non credo serva scomodare Confucio,” dice Sala, “il vero elemento che accomuna questi paesi è l’esperienza delle precedenti pandemie. La Sars nel 2013 e la Mers nel 2015…”. Da qui consapevolezza, tracciamento, quarentene, mascherine e molto altro. Ma aggiunge una chicca: “Qui non solo le misure di prevenzione non si contestano (…), ma sono richieste dai cittadini, che non si fidano delle autorità politiche, temono che non facciano abbastanza.” Pensando a quanto negazionismo e riduzionismo abbiamo avuto in occidente, siamo agli antipodi: l’esperienza della Sars ha questo lascito. E quindi,...

Le scuole vuote, la distanza delle istituzioni e il bisogno di stare insieme / La scuola in cortocircuito

In questi giorni, mentre si ipotizza che la riapertura delle scuole non avverrà prima del 2021 e si susseguono le dichiarazioni politiche sulla sua priorità, il lungo silenzio sui problemi della ripresa scolastica in presenza è stato rotto dalle notizie e dai commenti sulle proteste studentesche contro la Didattica a distanza che si stanno svolgendo un po' ovunque.  A Torino, un caso di cui si è parlato molto, nell'isolato pedonale dell'Università di Palazzo Nuovo, studenti e studentesse del liceo classico e linguistico “V. Gioberti” manifestano chiedendo di poter tornare alla didattica in presenza e sottolineando tutti i limiti della Didattica a distanza (Dad) nell'intero paese. Limiti che vanno dalla fruibilità dei contenuti per tutti alla diseguaglianza di opportunità legata agli strumenti digitali. È infatti cosa ben diversa potersi collegare, leggere documenti e comporre testi utilizzando un computer di ultima generazione con la fibra digitale oppure dover fare le stesse cose con un telefono cellulare e le offerte “sui giga”.   Le manifestazioni testimoniano il bisogno di luoghi di socialità e di stare insieme come condizione per un apprendimento efficace, una...

Diario americano / America: salviamoci la pelle

Se Biden è il Mosè d’America, come qualcuno si è affrettato a proclamare dopo le elezioni, prima di inoltrarsi nel deserto dovrà tornare sui suoi passi. E tentare il miracolo di ripescare dal Mar Rosso quei settanta milioni di americani che ancora annaspano nella sconfitta perché senza di loro non andiamo da nessuna parte. Anzi, finiamo tutti insieme a schiantarci contro il muro – rossi e blu, destra e sinistra, complottisti e progressisti.  Mentre gli opinionisti compilano meticolosi elenchi di ciò che abbiamo perduto nell’era Trump – l’innocenza, l’altruismo, il senso morale, il sogno americano, l’orgoglio, la cultura e mi fermo qui – il treno della pandemia viaggia ormai a un’andatura folle. I segnali sono inequivocabili: sarà un inverno da incubo. L’unica luce fioca che s’intravede in lontananza è il vaccino. E non è detto sia il libera tutti. Il furore elettorale sembra avere incrinato una delle poche certezze di questo Paese – la fiducia nei medici e nella ricerca medica. Un anno fa una ricerca del Pew Research Center mostrava che, a prescindere dall’orientamento politico, 74 americani su cento avevano un’opinione positiva dei medici e 68 su cento degli scienziati. Un...

Reddito / Branko Milanovic, Capitalismo contro capitalismo

Leggere di economia mentre tutto sta cambiando (anche) nell’economia non è facile. Libri e saggi che cominciano a trarre bilanci sulla nuova fase – il grande ritorno degli Stati, la crescita del debito pubblico in tutto il mondo, i nuovi equilibri commerciali e geo-economici – sono forse prematuri, si ha l’impressione di tecnici che lavorano ad aggiustare un aereo mentre vola (per citare una frase sentita di questi tempi). Libri scritti prima del grande choc che, tra le tante cose, potrebbe portare un salto di paradigma nella scienza economica – come scriveva qualche mese fa l’Economist, in un articolo intitolato “ricominciare da capo” – potrebbero apparire superati. Così non è però per quei lavori che ci danno gli strumenti per aggiustare l’aereo mentre vola, a partire dall’individuazione dei guasti. E in particolare per quegli economisti che hanno uno sguardo globale, che attraversa le parti del mondo e non ignora le altre discipline.  È il caso del libro di Branko Milanovic Capitalism, alone, uscito nel 2019 e adesso pubblicato in Italia con il titolo Capitalismo contro capitalismo. Il titolo inglese (non ce ne voglia l’editore Laterza che lo ha meritatamente tradotto) è...

Locale e globale / Siamo la città appestata, e siamo Edipo

Il distanziamento sociale si impone per ragioni mediche. Tutti vogliamo la fine del Covid, sentiamo la tristezza per le morti e il lutto, il cupo senso di un flagello di cui non si capisce la natura e non si vede la fine. L’ansia ci assimila gli uni agli altri, ma non possiamo abbracciarci e piangere insieme, dobbiamo mantenere una distanza. Ci sono tante testimonianze nel passato di pesti ed epidemie devastanti, da Tucidide in poi, tuttavia, per riflettere su cosa sia la distanza imposta dal contagio, il mito aiuta più della storia e della scienza. All’inizio dell’Edipo Re, con Tebe devastata dalla peste che cerca una via d’uscita dal dolore, Edipo parla ai sudditi. Li chiama “figli, bambini”. Il coro, la città vuole capire come mai un dolore così violento, cupo e continuo sia disceso sulla loro città e il Re, ascoltando il lamento dei suoi “bambini”, si rivolge all’indovino che espone problema: il figlio e assassino del vecchio Re Laio vive tra loro; questo uomo empio, parricida, ora giace con la madre. Edipo è inorridito, promette ai suoi “bambini” di scoprire chi è costui.   Nella tragedia di Sofocle è descritto il cardine della società umana: la proibizione dell’incesto...

Spot e pandemia / Tedeschi: siate pigri!

Circola in rete, con commenti d’ogni tipo nei social, una campagna tedesca di comunicazione tanto ben fatta quanto ambigua. Non foss’altro perché ironica, dunque interpretabile in più modi. Obiettivo della campagna è quello di esortare la popolazione a prestare ulteriore attenzione nei confronti dello stramaledetto virus, restando a casa il più possibile per evitare il diffondersi dei contagi. Facile a dirsi, ce lo ripetono in tanti da mesi! Molto meno evidente come renderlo efficace in termini pubblicitari. L’idea creativa non è male: ripensare a questo nostro 2020 funestato dal Covid-19 a partire da un imprecisato, ma lontanissimo, futuro; e affidarne il racconto a un testimone che ha vissuto quell’epoca (cioè quest’epoca) in modo consapevole, coscienzioso, addirittura eroico. Tre gli spot, tre i testimoni, diversi fra loro ma tutti molto avanti negli anni mentre, intervistati in una specie di documentario storico, inanellano i loro ricordi. Al di là della finzione documentaria, l’idea è interessante perché prova a farci auto-osservare criticamente dal di fuori: un’esteriorità temporale che, rassicurandoci sull’esistenza stessa dell’avvenire (e non è poco), ci restituisce meglio...

Pandemia e comunicazione / Il virus siamo noi

Giuseppe Mazza ha lavorato come copywriter nelle agenzie pubblicitarie Saatchi & Saatchi e Lowe Pirella e in seguito ha fondato a Milano l’agenzia Tita, dove attualmente opera come direttore creativo, ma è un comunicatore che ama agire in ambiti differenti e fare ricorso a molteplici linguaggi. Ha collaborato con numerosi giornali, ha creato riviste e libri, ha insegnato in diverse realtà educative e conduce da tempo, insieme al giornalista Claudio Jampaglia, un programma su Radio Popolare. Da questo programma adesso è nato un libro che spicca tra i tanti relativi al coronavirus perché tenta di affrontare la difficoltosa impresa di mettere insieme gli eventi relativi alla pandemia di Covid-19 con il mondo della comunicazione. Tale impresa è difficoltosa perché il primo è sicuramente uno dei più drammatici eventi sociali che l’Occidente ha dovuto affrontare nel corso della sua storia, mentre il secondo è spesso accusato di superficialità e leggerezza. Siamo dunque di fronte a due fenomeni che sembrano collocarsi agli antipodi. Mazza però è da tempo convinto che questi fenomeni possano facilmente convivere. Pensa cioè che la comunicazione non sia un gioco piacevole, né un...

Empatie ritrovate

Curioso fenomeno. È iniziato il lockdown anche se nessuno l’ha proclamato. O almeno così sembra. Senza rendercene troppo conto stiamo tornando alla tana, e le visite sono di nuovo rare e poco gradite. Signore delle pulizie e corrieri vengono accolti freddamente. Naturalmente potrebbe trattarsi di coazione a ripetere: i tre mesi di segregazione domestica della primavera scorsa hanno lasciato il segno. Ma che tipo di segno hanno lasciato? Sui davanzali di alcune finestre si notano ancora bandiere imbruttite dal tempo e qualche striscione ricavato da vecchie lenzuola con sopra scritto “andrà tutto bene”. Una rassicurazione per bambini, di nessuna utilità neppure per loro, come nei film americani in cui tutti ripetono “I love you” e “I love you too” che non significano niente, o appena un “ciao” buttato lì distrattamente. I segni psichici sono più difficili da decifrare. I malati psichiatrici più gravi hanno reagito in modi diversi: con sorprendente indifferenza o con più acute manifestazioni di disagio. Il vasto (vastissimo) mondo delle patologie diciamo così intermedie, per esempio depressi lievi e cronici, ansiosi, ipocondriaci, narcisisti (se ancora è possibile distinguerne i...

Frosini/Timpano, Marco Cavalcoli / Ottantanove. Tra le macerie della postmodernità

Vuoto, assenza, funerale e anche distanziamento. Se aggiungessi il nome di una qualsiasi delle nostre città, potreste pensare a un nuovo articolo sul Covid-19. E invece no: sono le coordinate di senso e di spazio di Ottantanove, l’ultima produzione di Elvira Frosini e di Daniele Timpano, i Frosini/Timpano, affiancati per la prima volta in scena da Marco Cavalcoli dei Fanny & Alexander. Quella cifra non rappresenta il conteggio della cronaca, ma la parabola della Storia. Ossia, la Rivoluzione Francese del 1789 e, insieme, la caduta del Muro di Berlino del 1989. Gli artisti erano pronti a scandagliarne e a smascherarne le derive culturali, le distorsioni simboliche, le mitologie contemporanee, per mettere in crisi spietatamente e ironicamente le nostre vite “democratiche” e il nostro immaginario legato al concetto di rivoluzione. Era tutto pronto per portare in scena il passato e il presente, la storia francese e la storia italiana, la modernità e la postmodernità, con l’obiettivo di provare se e come una rivoluzione sia ancora possibile. Per di più il testo aveva già vinto nel 2019 la Menzione Speciale “Franco Quadri” nell’ambito del Premio Riccione. Non è bastato. Teatri...