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lockdown

(44 risultati)

Scienza e politica / La voce dei numeri e il silenzio degli uomini

La pandemia del 2020 ha avuto una conseguenza positiva: ha provocato una sorta di risveglio civile e individuale durante il quale problemi di natura etico-morale-politica, che si credevano ormai prerogativa della ricerca accademica, sono tornati protagonisti della discussione pubblica e privata. Giornalisti, scrittori, filosofi, scienziati e frequentatori di social e agorà virtuali hanno scoperto che è inevitabile dibattere sul senso della vita e sui valori in base ai quali si prendono le decisioni sia a livello personale che collettivo. Le grandi domande esistenziali: che cosa ha valore? Qual è lo scopo della politica? Chi decide e perché? Sono nuovamente attuali e non hanno più una risposta obbligata. Queste domande sono diventate urgenti perché, in conseguenza della pandemia, la società si è trovata a dover scegliere tra valori incommensurabili: salute o libertà, sicurezza o socialità, uguaglianza o economia. E queste alternative sono scelte esistenziali che non possono essere ridotte a calcoli amministrativi. Prima della pandemia, una costellazione di valori condivisi, storicamente assestata e implicitamente accettata dalla comunità dei cittadini, ha consentito di evitare...

Liveness / Kepler-452: Teatro nel coprifuoco

Siamo a casa soli, noi che passavamo a teatro quasi tutte le sere. Oggi saremo un po’ meno soli, verrà da noi Nicola Borghesi, autore e attore dello spettacolo Consegne con la compagnia Kepler-452, un teatro che abita gli interstizi delle norme dei Dpcm. Come sappiamo è stato vietato l’incontro in pubblico e in privato fra spettatori e opere di teatro, di cinema, musica, arti visive, così come nel primo lockdown nella primavera 2020. Non è stato però vietato il teatro, che da mesi sta sperimentando forme per manifestarsi oltre gli spettacoli. Si tratta di tentativi chiaramente indotti ed emergenziali, in territori spesso però poco esplorati dove attivare forme peculiari di “liveness”, un qui e ora senza compresenza dei corpi. I teatranti sono stati presi di peso e traslati nei margini di riquadri dei siti di video sharing, delle piattaforme di conference call o nelle casse audio di computer e smartphone, dove sono proliferati esperimenti teatrali ‘senza spettacoli’ ma con una teatralità recuperata e rimessa a fuoco: dall’intimità di una relazione interpersonale alla sintesi immaginale dell’ascolto, dalla concisione drammaturgica rielaborata in video della stand-up comedy all’...

Donatella Di Cesare / La rivolta è ovunque

È stato nel maggio scorso, anche se da allora sembra che sia passata un’eternità. Dentro il paesaggio di città svuotate dall’emergenza, in quell’esperienza che allora si chiamava ancora “quarantena”, parola presto sostituita dal termine vagamente carcerario di lockdown, diventato imperante, irrompeva tutt’altra immagine: quella di un uomo inchiodato sull’asfalto dal ginocchio di un poliziotto che stava procedendo al suo arresto. A quell’immagine muta si è subito aggiunta una voce, la voce dell’uomo steso a terra, che domandava di poter respirare. L’uomo era nero, l’agente di polizia bianco, il luogo Minneapolis. Da lì a poco I can’t breathe sarebbe diventato il grido di protesta non solo della comunità afro-americana, soggetta a un costante razzismo da parte delle forze dell’ordine, ma di tutti coloro che hanno preso parte alle manifestazioni in strada del movimento Black Lives Matter e alla successiva rivolta urbana che si è poi diffusa nelle maggiori città degli USA.   La posta in gioco della rivolta riguardava là qualcosa di invisibile ma essenziale, come l’aria stessa. Qui è il punto in cui la sua urgenza politica si salda con il concetto di vita e I can’t breathe...

“Cerco un centro di gravità permanente” / Il virus, la negazione, Eros che resiste

“Cerco un centro di gravità permanente”, cantava Franco Battiato parecchi anni fa, con impagabile ironia, centrando una grande ambizione degli esseri umani: essere provvisti di un baricentro in grado di prevenire o azzerare le turbolenze che si incontrano nel cammino, le sfide ai vacillamenti e all’idea di essere, in fondo, padroni di se stessi.  In questi tempi di assedio da parte di un nemico invisibile dagli effetti visibilissimi (45 milioni di infetti nel mondo, più di un milione di morti) questa ambizione è messa a dura prova, generando reazioni paradossali come quelle dei così detti negazionisti, per i quali il virus non esiste o non è poi così pericoloso.   Oppure di quelli come Trump che cercano il colpevole (la Cina, in questo caso) della fuoriuscita accidentale e sottaciuta del virus SARS-Co V-2  dai laboratori. O di quelli che azzardano l’idea che il virus, artificialmente costruito, sia stato messo in giro appositamente per fare “pulizia” non si sa bene di che o di chi, verosimilmente di quelli considerati le zavorre della società, i diseredati e i non produttivi. Idea che la dice lunga su quelli che l’hanno coniata. I meccanismi della proiezione e della...

Empatie ritrovate

Curioso fenomeno. È iniziato il lockdown anche se nessuno l’ha proclamato. O almeno così sembra. Senza rendercene troppo conto stiamo tornando alla tana, e le visite sono di nuovo rare e poco gradite. Signore delle pulizie e corrieri vengono accolti freddamente. Naturalmente potrebbe trattarsi di coazione a ripetere: i tre mesi di segregazione domestica della primavera scorsa hanno lasciato il segno. Ma che tipo di segno hanno lasciato? Sui davanzali di alcune finestre si notano ancora bandiere imbruttite dal tempo e qualche striscione ricavato da vecchie lenzuola con sopra scritto “andrà tutto bene”. Una rassicurazione per bambini, di nessuna utilità neppure per loro, come nei film americani in cui tutti ripetono “I love you” e “I love you too” che non significano niente, o appena un “ciao” buttato lì distrattamente. I segni psichici sono più difficili da decifrare. I malati psichiatrici più gravi hanno reagito in modi diversi: con sorprendente indifferenza o con più acute manifestazioni di disagio. Il vasto (vastissimo) mondo delle patologie diciamo così intermedie, per esempio depressi lievi e cronici, ansiosi, ipocondriaci, narcisisti (se ancora è possibile distinguerne i...

In guerra ci vuole coraggio / La guerra al Covid e la guerra ai giovani

Quando il governatore Vincenzo De Luca ha decretato la chiusura di tutte le scuole della Regione Campania, a fine ottobre, nessuno è stato colto di sorpresa. Il messaggio della sua campagna elettorale, ripetuto ossessivamente per tutta l’estate, era molto semplice: siamo in pericolo per colpa di una minoranza di irresponsabili, per lo più giovani, che insistono a socializzare senza curarsi delle regole anti-Covid. È l’esempio più eclatante, ma non il solo, della propaganda anti-giovanile che ci ha accompagnato negli ultimi mesi. Le mosse dei politici, quando i contagi sono di nuovo aumentati, sono state coerenti con la propaganda: poiché i giovani sono un pericolo, per proteggerci dobbiamo limitarne i movimenti. Così pochi giorni fa Attilio Fontana ha imposto la chiusura di tutte le scuole superiori lombarde. Seguito da Michele Emiliano in Puglia, e quindi dal governo nazionale che ha imposto il 75% di didattica a distanza a tutte le scuole superiori d’Italia. Mentre scrivo, si sta valutando il 100% di Dad dalla terza media in su. Quello che colpisce non è la misura in sé: moltissimi paesi hanno chiuso temporaneamente le scuole per limitare la diffusione del Covid. Colpisce...

Guardare con i propri occhi / Il Covid-19 e la nuova visione del mondo

Covid-19. Pandemia. Coronavirus. Lockdown. Sono termini con i quali abbiamo imparato a convivere negli ultimi nove mesi. Durante questo periodo un virus invisibile è circolato mentre l’uomo è stato costretto a rinchiudersi in casa. Una condizione impossibile da credere prima poiché mai l’essere umano avrebbe immaginato di non poter disporre della propria libertà di movimento a causa di qualcosa che non è possibile vedere. Come è stata vissuta questa esperienza nell’ambito della fotografia, linguaggio da sempre utilizzato per raccontare cosa succede nel mondo? Alcuni festival hanno deciso di esserci. Organizzativamente tutto si svolge garantendo al pubblico una fruizione che non faccia sentire troppo la differenza tra il prima e il dopo, ma un cambiamento appare inevitabile e irreversibile e non riguarda le regole comuni del distanziamento cui ci stiamo abituando bensì un altro tipo di distanza che fotografi e organizzatori non hanno percepito, travolti dall’essere “dentro” gli eventi e dunque non in grado di guardare con il distacco necessario di chi osserva ed elabora.  Cortona On The Move, SI Fest, il Festival di Fotografia Etica di Lodi sono solo alcune delle principali...

Dittatura e contagio / Pandemia: mistero asiatico

Mi chiedono: perché l’Asia orientale (e in buona parte quella del sudest) ha reagito meglio del resto del mondo alla pandemia? Non ne ho la più pallida idea, rispondo esagerando un po’. Ma è vero che da mesi divento matto a cercare risposte che non ci sono, o sono molto generiche, al limite del luogo comune. Mi sembra che la questione sia così misteriosa che nemmeno ci si prova, a sbrogliarla. La Corea del Sud è assurta a sinonimo di buona organizzazione: ricordo Come si batte il virus, una bella intervista di Giulia Pompili sul "Foglio" del 12 agosto 2020 al dirigente della sanità nazionale Song Young-Rae, che metteva in fila tutte le cosette che, in fondo, noi già sappiamo: tracciare, quindi molti test, seguire i cluster uno per uno (ricordo addirittura, lo scorso marzo, una sorta di albero genealogico a partire da vari pazienti zero, o uno). Meglio della Corea del Sud fece Taiwan: consulto il mio amato worldometers.info e mi segnala i soli sette morti su 24 milioni di abitanti, media che la porta al 189° posto nel mondo.   Di Taiwan non si è parlato molto, non è membro dell’Onu, la Cina chiede di obliterarne l’identità, l’Oms di conseguenza obliterò i suoi...

Lettera dalla Val Seriana / I nuovi focolai

Adesso che la paura del contagio ha ripreso a circolare un po’ in tutte le regioni, ci chiediamo qua in Valle Seriana a cosa e a quanti possa servire l’esperienza della tragedia vissuta in primavera. Cosa abbiamo capito da tutti gli errori commessi, cosa possiamo e dobbiamo pretendere si faccia perché in futuro non ci tocchi assistere ancora a un simile disastro? A orientare la bussola nella giusta direzione può servire la lettura di Il focolaio – Da Bergamo al contagio nazionale di Francesca Nava, collaboratrice di The Post Internazionale e autrice in passato di inchieste importanti per RAI 3, La7, Sky TG24. Si tratta di un lavoro importante, uscito a settembre per Laterza, di cui non sai cosa apprezzare di più, se il rigore giornalistico o la generosità della cittadina bergamasca che chiama a raccolta le conoscenze di una vita e dà voce ai tormenti di famiglie e individui travolti dalla pandemia e dall’incompetenza di chi avrebbe dovuto almeno limitarne le conseguenze. Nava riconosce il contributo di quanti in quei mesi hanno cominciato a fare le domande giuste, in particolare di Gessica Costanzo, direttrice della testata online Valseriana News, che ha aiutato molti di noi...

Diario 5 / Il principio di fragilità

Il punto di partenza è sempre una domenica di pioggia; forse perché giorno terminale che contiene il mistero dei confini, o solo perché raccoglie la stanchezza di un’intera settimana. Rimane il luogo temporale di questo diario, la condizione iniziale. Questa volta però non voglio tornare a ritroso nel tempo, ripensare, rivedere, ricordare; questa volta voglio un tempo presente per parlare. Uso spesso la domenica per sistemare le mie ossessioni, questa volta tocca alle penne stilografiche, fragili contenitori di parole. Bisogna smontarle con giusta pressione, rivelare il meccanismo interno, il serbatoio, il pennino, estrarre con delicatezza il conduttore, evitare la fretta. Pulire con acqua calda, togliere le incrostazioni di inchiostro vecchio, parole rimaste incastrate, parole non scritte. Possibilmente lasciare una notte e poi rimontare con cura, predisporre a nuova scrittura. Questa delicata manutenzione non può che ricordarmi la scuola, altro contenitore di parole, altro meccanismo frangibile. L’emergenza sanitaria ha evidenziato e accelerato incertezze già presenti, ci costringe a una manutenzione tanto straordinaria quanto necessaria, un’attenzione alla fragilità. E mentre...

Diario 5 / Il limite di Roche

Torna domenica, l’ultima di settembre, con la sua pioggia e i lavori in casa, gli acquarelli di AW e il profilo di Carla che scrive. Torna questo diario settimanale dell’equilibrio, sottile frontiera tra l’ansia di consegnare parole (un distacco sempre complicato) e la riconoscenza per un luogo di condivisione. Non ho più riletto quel che ho scritto nelle settimane precedenti, ha preso forma e sostanza e ora occupa uno spaziotempo disgiunto da me. Però credo di aver indugiato troppo sulla lentezza dei ricordi, trattenuto sul bordo dai mesi più strani della nostra epoca; adesso che la scuola è ricominciata sento di dover trasformare queste pagine da promemoria dell’attesa a glossario di una realtà ritrovata, seppur differente. Lunedì sono tornato a scuola. Alcune settimane fa questa stessa identica frase, ripetuta con ossessione, ha segnato il confine dell’esilio, piccolo mantra di speranza. Adesso è tornata ad essere apertura di settimana, una semplice abitudine del mestiere. Tra varchi e bolle, sbagliando strada, tornando indietro, ho misurato più volte il labirinto e sono entrato in classe per fare lezione. Sto imparando a conoscere le mie due prime, volti nuovi su cui appendere...

Attenzione / Sensibili alla vita

Chissà quale potenza rabdomante mi ha spinto questa estate a imbattermi in libri di filosofia che, una volta letti, si sono rivelati accomunati dal tema del sentire la vita. Forse l’inconsapevole onda lunga del lockdown che ho vissuto come eccessivamente pregno di tentativi, comprensibilissimi, di coprire il silenzio, saturando tempo e spazio con offerte culturali, bollettini della protezione civile, agenzie stampa, commenti, valutazioni, proiezioni sul futuro che avremmo affrontato, in un eterno ritorno dell’uguale che sembrava escogitato apposta per anestetizzare la vita e non prestare attenzione a quanto di nuovo stava accadendo. Iniziative di vario genere e interesse, alle quali ho preso parte anch’io, che certo avevano l’intento di essere d’aiuto a quanti fossero soli, spaesati e in condizioni di difficoltà emotive e relazionali, ma che mi sono non di meno parse anche modalità di copertura di quanto sentivamo, che, inascoltato, diveniva sempre più irrequieto, come chi non trova accoglienza, riconoscimento e ristoro. Tutto mi sembrava escogitato per zittire il silenzio che faceva da basso continuo nelle giornate della pandemia e che molti, ormai disabituati, trovavano...

Giustizia / Conflitti di diritti

In questi mesi segnati dalla pandemia abbiamo avuto l’esperienza collettiva di due diversi tipi di conflitto nel campo dei diritti. Il primo riguarda un conflitto tra diritti – principalmente tra il diritto alla salute (alla sicurezza) e il diritto alla libertà, ma anche tra diritto alla salute e all’educazione, diritto alla salute e al lavoro. Il secondo riguarda il conflitto tra “aventi diritto”: rispetto alle cure, rispetto alla protezione, o tra i diritti all’educazione, alla motricità, alla socialità di bambini e ragazzi e il diritto dei loro nonni, ma anche dei loro insegnanti più anziani, ad essere protetti dal contagio. Se il modo in cui questi conflitti si sono manifestati è nuovo, la potenziale conflittualità connessa ai diritti e all’avere diritti non lo è.  Vediamo meglio.   Per quanto riguarda il primo tipo di conflitti, si è molto discusso in questi mesi della tensione e del possibile conflitto tra diritti di libertà – di movimento, di incontri, di socialità – e diritti di sicurezza. In realtà il conflitto tra libertà e sicurezza non è nuovo, anzi è all’origine dello stato, come ci ha insegnato Hobbes. Per risolvere il conflitto altrimenti insanabile della...

Bifo, Fenomenologia della fine

Nell’autunno del 2018 ho contribuito a organizzare un incontro del FILL, il festival di letteratura italiana a Londra, intitolato The Hisotry of Now: i tre ospiti erano Walter Siti, Olivia Laing e Ali Smith e il tema era quello del rapporto tra scrittura e una realtà che già allora appariva in vorticosa trasformazione. Il programma descriveva l’evento così:   Literary writing works on a different time scale than the tumultuous flow of news that we live in. How can a literary story, taking months or years in the writing, try and reflect the turns and shocks of a world that seems to change radically day by day?   Gli ospiti erano stati scelti perché autori di una scrittura sperimentale che faceva del confronto con il presente la propria cifra stilistica: Ali Smith per il “seasonal quartet” pubblicato in Italia da Sur, Olivia Laing per Crudo (inedito da noi) e Walter Siti – be’, Walter Siti per la sua intera opera.    All’epoca non potevamo immaginare che nell’arco di poco più di un anno una pandemia globale avrebbe trasformato quella scrittura avanguardistica nella forma letteraria dominante del 2020: dall’inizio del lockdown a oggi il mercato editoriale è stato...

Disegni infantili / Scarabocchi: scappa mostro nero!

Dal 18 al 20 settembre torniamo con Scarabocchi: distanti e cauti con il nostro festival a Novara. Lo abbiamo pensato con lezioni online e laboratori, per bimbi sopratutto, in presenza. Per esserci. con i corpi, che è il tema di questa edizione. Qui il programma.   Già due settimane prima del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri che ha istituito la “Grande serrata”, il lockdown, le scuole erano state chiuse e le attività formative sospese. I bambini e i ragazzi avevano perso, ormai da tempo, la frequentazione con l’istituzione che più di ogni altra scandisce l’incedere della loro vita, ordina le loro attività, fornisce un contesto di socializzazione fuori dall’ambito famigliare. La scuola è, o dovrebbe essere, oltre la famiglia, il luogo sicuro, l’interno riparato che si oppone al “fuori” incerto e pericoloso, un contesto che permette di sperimentare differenti versioni di sé, della propria identità in modo sicuro, aprendo quindi la possibilità al processo di educazione, istruzione e formazione della propria individualità.  Pochi giorni dopo il lockdown, che ha rinchiuso le famiglie e i bambini nelle loro case e ha sconvolto i comportamenti...

Tornare a scuola / Didattica del virus

Siccome mi rivolgo agli insegnanti, alla vigilia di un anno scolastico che sarà tra i più difficili e incerti, mi preme innanzitutto chiarire che cosa ci accomuna tutti in quanto insegnanti. Ciò che condividiamo è una “pratica”: l’insegnamento. Ciò che, in quanto insegnanti, sappiamo del nostro mestiere, sebbene esitiamo talvolta a confessarlo pubblicamente, è che la nostra pratica non si definisce a partire dai suoi contenuti (se non derivatamente) e che non si risolve nella trasmissione degli stessi “alla più alta velocità consentita dal canale” (se non derivatamente). A definire quello che facciamo non è ciò che facciamo ma come lo facciamo. Per questo l’assegnazione dell’insegnamento al dominio delle “pratiche” (o delle “arti” nel senso greco delle technai) risulta pertinente. Il come insegnare la scienza pedagogica lo chiama “didattica”. Nei dipartimenti di scienze della formazione la didattica è oggetto di uno specifico insegnamento. In quanto insegnanti che si sono fatti le ossa sul campo, noi però sappiamo che la didattica non è una metodologia che si possa insegnare separatamente. La didattica non è cioè una propedeutica all’insegnamento (da filosofo, aggiungo poi che una...

Turismo, città e pandemia

Dalla fine del lockdown mi è capitato di viaggiare, in Italia e all’estero. Il primo segnale della società marchiata dal virus non sembravano le mascherine o i gel igienizzanti, quanto la folla: non ve n’era più. A Roma il centro è improvvisamente tornato a misura di residente, sebbene il paesaggio di saracinesche abbassate e di cinema chiusi restituisca uno sconforto più che la riconquistata vivibilità. Anche perché di residenti, nel centro di Roma, non se ne vedono da tempo.  Almeno fino al vaccino sarà inevitabile ripensare il turismo, e infatti fioccano le proposte. Il ritornello è fin troppo abusato: Venezia (e Roma, e Parigi ecc) moriva di turismo e muore oggi senza turisti. Che fare? Sintomo di un certo modo di pensare è uno strano articolo pubblicato sul Corriere della Sera dello scorso 7 agosto, a firma Carlo Ratti (“Così un nuovo turismo salverà Venezia dalla crisi”).   Un articolo, diremmo, ancient régime. Non è il turismo il problema, dice Ratti, ma il turismo “mordi e fuggi”. Per combatterlo, perché non favorire una permanenza di lunga durata? Tanto ormai con lo smart working uno può lavorare a Los Angeles come a Venezia, a Parigi come a Hong Kong. I “...

Teatri lirici / Covid. Lo spazio del melodramma

Si direbbe che solo i teatri, in Italia, abbiano preso sul serio la provocazione lanciata nel mezzo del “lockdown” da Jeremy Rifkin, il guru della “terza rivoluzione industriale”, che vaticinava “meno gente e meno ammassata” nella sale dello spettacolo dal vivo (ma anche sugli aerei e negli stadi: in questo caso profezia già fallita). In modo particolare si sono dati da fare i teatri d’opera, che assommano alle problematiche legate al pubblico e a quelle di chi sta in scena, anche le esigenze di chi deve suonare in orchestra e ha diritto come tutti alla sicurezza sanitaria. Del resto, l’opera è storicamente il tipo di spettacolo più multiforme, complesso e stratificato: inevitabile che la sua realizzazione sotto la sferza delle nuove regole sia la più complicata e quella che richiede più “creatività”.   Dalla metà di giugno, dunque, i teatri dove si fa musica hanno cominciato lentamente a rimettersi in moto. E spesso per farlo hanno seguito la strada indicata da Rifkin: una radicale riorganizzazione degli spazi interni, un rimescolamento dei luoghi tradizionalmente deputati a specifiche mansioni ma ora considerati inadatti se non off-limits. Per dire, nel giro di qualche...

Sacrificare la libertà della persona per paura / Una morte un po’ peggiore

Il virus ha colpito non solo le nostre cellule, ma soprattutto la nostra esistenza sociale e, come nel caso dei corpi, il suo effetto è stato tanto più grave quanto più l’organismo che ha incontrato era debole. Evidentemente la libertà, come valore civile e individuale, non godeva di buona salute nel momento in cui la pandemia ha messo in discussione le regole del vivere civile. Per molti non c’è stata partita: di fronte al rischio sanitario, gli altri valori personali, vengono dopo e devono essere accantonati. Eppure tanti, anche al giorno d’oggi, in tante parti del mondo, rischiano la vita biologica per la libertà. Qui da noi? Impensabile. Quello che conta è la salute. Colpisce come le politiche di contenimento dei vari paesi siano quasi esclusivamente giudicate sulla base del compromesso tra economia e salute e mai (o quasi mai) perché avvelenano le radici di quella pianta, oggi malandata, che è la società liberal-democratica che dovrebbe essere l’incarnazione dei valori al cuore della persona umana. La combinazione di benessere fisico ed economico è diventata il denominatore unico del vivere umano, le uniche cose per cui valga la pena di vivere; qualcosa che si riassume nella...

Diario 5 / Rumori nella cassa toracica

La notte di lunedì non ho chiuso occhio. Sentivo un rumore appena fuori dalla stanza, un rumore che assomigliava allo scalpiccio di un animale intrappolato. All’inizio non capivo da dove provenisse, pensavo alle fronde di qualche pianta in giardino. Ma no, il rumore era più vicino. Col passare dei minuti ho cominciato a sospettare che l’animale si nascondesse in un’intercapedine del muro. Ho cercato di immaginare che animale fosse e ho subito pensato a un topo. Ma da queste parti topi non se ne sono mai visti. Solo una volta mia moglie ha avuto l’impressione di averne adocchiato uno in giardino. Ma non era sicura che fosse un topo. Poteva essere un merlo. A volte i merli, quando sono in cerca di cibo, vorticano tra le foglie morte. In ogni caso quella volta ho piazzato delle esche in giardino, ma le esche sono rimaste intatte. Se la bestia intrappolata nel muro non era un topo, allora cos’era? La casa in cui vivo si trova in un quartiere in cui a ogni ora del giorno e della notte risuonano degli allarmi. Nella quasi totalità dei casi gli allarmi risuonano a vuoto, e la gente li lascia risuonare perché ormai sa che si tratta di falsi allarmi. Perciò dovrei dire che nel quartiere in...

INDICATIVO PRESENTE 2 / 9. Scuola. Fine di un anno non finito

Nella seconda metà di luglio Milo Manara ha cominciato a disegnare acquerelli dedicati ai “lockdown heroes”: tutte donne; tutte recano la mascherina; la maggior parte di quelle donne sono anche madri dei milioni di studenti minorenni che conta la scuola italiana. Sono loro che hanno fatto da partner alla didattica digitale e hanno dovuto rinunciare al lavoro per imparare competenze digitali in tempi frenetici e stressanti. Un giorno Manara ha pubblicato la prima donna senza mascherina: non ce l’ha perché è in casa, sola; la ritrae di tre quarti, non vediamo quasi il suo volto; davanti a lei, sullo schermo del suo personal computer, la griglia dei suoi allievi, maschi e femmine; l’eroina del lockdown quel giorno è stata la prof, quasi triste, china sulla sua “mission”. Una immagine che trovo potente e esemplare di quei tre mesi in cui tutti avevamo paura del Sars-Cov-2 e tutti speravamo di sconfiggerlo con l’arroccare nei nostri appartamentini. Tutto è ricominciato, o quasi tutto: in particolare quello che significa spendere e guadagnare. La fine della stagione scolastica corporea è arrivata senza avviso dopo una vacanza; non ci siamo salutati, non ci siamo più visti. La...

L'uomo e gli altri / Virus e specie

Sfido chiunque, durante il lockdown, a non essersi sentito colpito, commosso, persino estasiato, dalle immagini di animali non umani che se ne andavano a spasso per la città (mamma anatra e la sfilata degli anatroccoli al seguito), o si avventuravano dove abitualmente si trovano solo gli animali umani, i loro prodotti e le loro scorie (i delfini nei vari porti di Ostia, Olbia, ecc., persino la lunghissima cavalcata di un daino sul bagnasciuga di non so quale spiaggia). Si è parlato di riappropriazione del loro ambiente naturale da parte degli animali: che bello, finalmente in questa pandemia c’è qualcosa di buono, come siamo violenti e invasivi noi umani, ce ne dovremo ricordare. Tutti già con un occhio alla conclusione del lockdown (legittimamente, per carità) e alla ripresa della vita “normale”. Sulla “riappropriazione” Massimo Filippi, autore di Il virus e la specie. Diffrazioni della vita informe (Mimesis Editore, 2020, pp. 138), uscito da qualche settimana, certo non sarebbe d’accordo. Questo ultimo testo di Filippi non è né un libello estemporaneo, né uno scoop sulla pandemia, è il capitolo di un discorso antispecista, complesso e radicale, iniziato da tempo. Parlare (e...

Un coro di voci / Se otto ore vi sembran poche

I primi tre mesi di pandemia si sono contraddistinti per un vuoto di pensiero, un congelamento cerebrale che mi ha impedito anche solo di leggere un capitolo del romanzo nuovo di zecca che mi aspettava sul comodino. Di fine febbraio e di tutto marzo ricordo poco e niente, ad aprile ho forzato la mano e mi sono convinta ad accendere un registratore che ho pigramente mollato lì, in salotto. Non riuscivo a scavalcare l’inerzia, ma sentivo l’urgenza di produrre e conservare una documentazione di questa fase storica.  Non avevo la più pallida idea di che cosa me ne sarei fatta di queste lunghe e noiosissime registrazioni, segnate dal persistente lagnarsi di mia figlia piccola, dagli strilli della mediana, dagli sbuffi della grande e dal mio continuo borbottare, ma ho fatto finta di niente e come un autonoma ogni sera mi sforzavo di scaricare i file sul computer e ordinarli in una cartellina. Dopo pochi giorni ho coinvolto un gruppo di amiche in questo fumoso esercizio, non potevo chiedere loro di fare la stessa cosa, certo, ma ho proposto di dedicare un minuto della loro giornata alla registrazione vocale di un pensiero, piccole cose scaturite da una mia domanda, senza nessun...

Federica Castelli / Cos'è uno spazio pubblico

Pubblicato nel 2019 da Ediesse, Lo spazio pubblico di Federica Castelli sembra essere confezionato su misura per la taglia dei primi mesi di questo 2020. Mesi di isolamento, quarantena, lockdown, a cui hanno fatto seguito mesi di distanziamento sociale, manifestazioni, mascherine e piazze piene in mezzo mondo. Mesi in cui la questione dello spazio è ritornata in primo piano sotto forma di varie questioni: chi decide di come, quando e perché spazi pubblici e privati possano essere chiusi ai cittadini/e? Che conseguenze ha la regolamentazione delle distanze e dei contatti sulla vita sociale e sulla psicologia delle persone? E infine, è giusto intervenire su statue e monumenti che offendono una parte della popolazione? Questioni di grande importanza, che presuppongono a loro volta una domanda più generale: che cos’è uno spazio pubblico? Esattamente la domanda attorno alla quale ruota il volume di Castelli.   Teoria, storia, politica   L’autrice imposta e affronta la questione a due livelli. Il primo livello è quello della ricostruzione storica e teorica. Castelli presenta le diverse figure con cui nel corso della storia sono stati rappresentati tanto lo spazio pubblico,...